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Dalle commedie e da romanzi nuovi traea gran parte de' suoi bei riflessi. Nelle pubbliche piazze e ne' ritrovi, nelle botteghe, e tra birri e tra messi, si fanno ciarle intanto, e par che provi ognun che il caso nato ben non stessi, che buona cosa avea Terigi fatta e che Marfisa era una bella matta.

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Di Filinor la voce universale dicea ch'egli era un cavalier briccone. Ei va pensando riparare al male: sfida Terigi con un cartellone; che scelga il campo e l'arma; che a mortale duello il vuol per la riputazione. Terigi, grasso, pigro e piccoletto, fu per morir quando il cartello ha letto.

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L'onor non vuol che tardi alla risposta, né che ricusi la disfida certo; ma se guarda alla trippa mal disposta e ascolta il cor, si ritrova diserto. Chiama il prete Gualtieri:—Deh! t'accosta,— dicendo, ed il cartel gli dava aperto. Don Gualtier legge. Il caso del duello non vo' dirvi per or, ch'è troppo bello.

FINE DEL CANTO SETTIMO

CANTO OTTAVO

ARGOMENTO.

Il duello non segue per la mente
di don Gualtier. Marfisa è screditata.
La corregge Ermellina. Agiatamente
Gano sen muore in forma inaspettata.
Bandito è Filinor: resta furente
Marfisa e fuor di modo disperata.
A Turpino arcivescovo Ruggero
chiede di porla a forza in monastero.