1
De' costumi del secol predicava il fraticel, se vi ricorda, ho detto. Pulitamente ogni punto toccava dell'andazzo vizioso maledetto. Nel suo quaresimal non si trovava sermon che fosse, come quel, diretto, della gola, dell'ozio e degli amori. Le costure scuoteva agli uditori.
2
Delle miglior cucine di Parigi, de' miglior letti e delle miglior tresche, de' luoghi ove scorrevano i luigi per gozzoviglie e per guanciotte fresche, dove dell'allegria sempre i vestigi, era, e del giuoco e delle piú dolci esche: avea 'l frate studiato in fra l'untume del secolo il sermon sopra il costume.
3
Donde sapea del secol la malizia, perché vivea nel secol veramente; ma al minacciar la divina giustizia, il secol si rideva apertamente; ché gli equivoci, i vini e la dovizia, ch'egli ogni dí cercava in fra la gente, facea che il detto: «Fa' quel ch'io ti dico, non quel ch'io fo» non s'apprezzasse un fico.
4
Turpin sotto al suo ricco baldacchino era nel duomo, e avea presso Dodone. Si volse a quel, dicendo:—Paladino, perdio! questo è un bel pezzo di sermone. Dovria pentirsi il secolo assassino a tai sudor di noi sacre persone. Parmi che passi delle vostre colpe questo sant'uom piú addentro che alle polpe.—
5
Dodon rispose:—Arcivescovo mio, del secol questo frate ha detto il vero; ma fatemi un piacer, se amate Dio: i vostri frati radunate e il clero, ché un giorno voglio lor predicar io, e facilmente di provarvi spero che il maggior mal, che nel mio secol sia, deriva dalla vostra sacristia.—