26
Le colpe innanzi a Dio non sono oscure, il re co' suoi processi le fa chiare; il mondo guarda, e fa sue conietture: dritte o torte che sien, vuol giudicare. E, verbigrazia, tu non vuoi misure nel viver, nel parlar, nel praticare; nel cor potresti anch'esser santa Rosa, t'ha giudicata il mondo un'altra cosa.
27
E se viver pur déi del mondo in mezzo con buona fama e con riputazione, s'ei col giudizio t'ha posta nel lezzo e sei del mondo in trista opinione, dell'innocenza attenderai da sezzo premio nel ciel, ma non fra le persone; né t'appagar di qualche riverenza d'adulazione o di concupiscenza.
28
Molto ben sa la legge nel suo core la maritata, che le pose il mondo; la sa la vedovella pel suo onore, e la fanciulla la conosce a fondo: ma la foia, il capriccio ed il furore, la vanitá mena la mazza a tondo; e maritate, vedove e donzelle spezzan le leggi e fabbrican novelle.
29
Un «costume novel» detto è l'abuso. Gli scrittoracci pieni di lussuria co' lor riflessi aiutano il mal uso, ' perché godon veder le donne in furia; e i giovinastri lor dicon sul muso ch'è sciocco pregiudizio il far penuria. Ma il mondo in pieno a chi non ha cervello, credi, Marfisa, dietro fa un libello.
30
Scommetterei, sorella, che se sposa t'esibisci al guascon, ch'è tuo piacere, la tua gioia, il tuo core, la tua rosa, e che speri che t'ami di sapere; ei rivolge il discorso ad altra cosa, facendo il sordo o albanese messere, ché quanto piú vizioso è l'uomo e franco, men vuol Marfise per ispose al fianco.