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Credi alfin che la donna in suo contegno, che dello stato suo la legge osserva, laudata vien dal degno e dall'indegno, e general riputazion conserva. Questo sciôr matrimoni a un picciol segno e del proprio capriccio farsi serva, il cambiar Filinori a fantasia e il cagionar duelli, è una pazzia.—
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Dall'Ermellina in fuori, la bizzarra un tal discorso non avria sofferto. In sulla lingua avea la scimitarra; pur disse cheta:—Io non credea per certo che mi veniste innanzi con le carra di riflession, ch'io dono al vostro merto. Leggi o non leggi, universale o mondo, io nulla intendo e nulla mi confondo.
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Piú libera di me ne' portamenti è la duchessa Fulvia de' Migliori, e la reina Isotta fa portenti, e la marchesa Ilaria co' signori. —Allega delle matte piú di venti in tua difesa, alfin poco t'onori —disse Ermellina,—ch'anche i disperati dicon:—Non sarem soli in fra i dannati.—
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Orsú, tu déi lasciar cotesta vita e devi Filinoro abbandonare. Pónti in contegno, ed a Terigi unita voglio vederti e il filo rappiccare. La giovinezza fugge, e quando è gita, sai che non suole addietro ritornare. Ti ridurrai vecchiaccia ricusata, abborrita, ridicola e muffata.—
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Scrive Turpin che a questa volta sola pianse Marfisa assai dirottamente. Abbracciando Ermellina, la parola non potea sciôr pel singhiozzar frequente. Poi disse alfine:—Amica, la tua scola non voglio disprezzar, sarò prudente; ma dell'abbandonare il mio guascone io non ho cor per tal risoluzione.