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Trecento preti aveva anche ordinati, e a ciaschedun di tre libbre un torchietto, duemila sacrifizi celebrati lo stesso dí ch'entrava in cataletto. Infiniti legati a preti, a frati. Della disposizione il resto ometto, ché basta il dir del testamento quanto vi fa veder che Gano è morto santo.
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Il Maganzese mille tradimenti aveva fatti e usate sodomie, mandate in chiasso e in preda a' malviventi le stuprate donzelle e per le vie, ed infamati avea mille innocenti, e fatti usurpi e truffe e ruberie, né verbo si leggea nel testamento di rifar danni o di risarcimento.
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Lo volle morto Dio di novant'anni sul letto ed affogato dal catarro; ed i sacri leviti in grand'affanni la santitá di lui misero in carro. Deh, lettor mio, non creder ch'io t'inganni; Turpin lo scrisse, io quel ch'ei scrive narro: che al seppellir di Gano un cieco nato guarí, perché il suo corpo avea toccato.
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Sappiam che Dio per sua misericordia talora a' tristi lunga etá concede, perché con lui si mettano in concordia un giorno o l'altro, e questo abbiam per fede. Ma lo star con Gesú sempre in discordia, testando alfin come di Gan si vede, prete Turpin può ben scriver miracoli, non porrei Gano mai su' tabernacoli.
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Morto Gano, il guascon divenne come un uom storpiato a cui la gruccia è tolta. Ognuno a modo suo gli cambia nome, e in ridicol lo mette e non l'ascolta. Un fulmine gli venne in sulle chiome, ch'ogni fortuna sua gli ebbe sepolta, perché una legge nuova è fuori uscita, che i duelli bandia, pena la vita.