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ché quasi in tutto ella metteva mano. Certi avoltoi pretini espiatori tenea de' casi, e qualche altro cristiano pratico de' secreti de' signori; e comandava come un capitano, quando voleva cariche o favori; e quando un uom voleva rovinato, ei fuggía per non essere impiccato.

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Don Guottibuossi avea pensato molto, e disse alfin:—Fiordiligi abadessa potrebbe il tordo aver nel laccio còlto senza tanti romori e tanta pressa, se a scrivere un viglietto avesse tolto, con certa menzognetta dentro messa; cioè ch'ell'ha novelle del guascone da darle occulte ed in confessione,

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e che Marfisa nel convento aspetta secretamente e in somma gelosia. Data in nascosto questa polizzetta a Marfisa, son certo, ella va via; quand'ella è dentro poi, si chiude in fretta l'uscio del chiostro con gran leggiadria. Cosí, senza romori e forza al caso, il topo è nella trappola rimaso.

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Difficile è il ridur, come vedete, Fiordiligi alle cose che ho pensate; ma sono amico assai d'un certo prete, il quale è confidente d'un abate; questo comanda a un venditor di sete, e questo a una puttana, e questa a un frate; il frate poi della badessa è tutto: donde farem maturo questo frutto.—

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Difatto il cappellan dal prete è gito; il prete coll'abate fece motto; l'abate col mercante ha stabilito che si mettesse la puttana sotto; e quella indusse il frate al suo partito. È ver che ci fu in mezzo anche un borsotto; ma non si sa se questo andasse in mano alla puttana, al frate o al cappellano.