15

Basta che Fiordiligi fe' tenere alla bizzarra il vigliettin che ho detto. Marfisa n'ebbe un lago di piacere; da' piè le corse il sangue all'intelletto; e non aspetta altro messo o corriere, ché del guascon ragionava il viglietto e le dicea: «Venite tosto e sola, ch'io v'ho a dir molto grata una parola».

16

Era il meriggio, era di maggio il mese, il foglio a pranzo invitava la dama. Sappi, lettor, se tu non se' francese, che a Parigi non s'usa quella trama di proibir, come in altro paese, d'andar nel chiostro a visitar chi s'ama. In qualche giorno questo vien permesso: correa quel giorno libero l'ingresso.

17

Mette il zendal Marfisa in sulla testa, facendo «bao bao» col suo ventaglio; giugne al convento, e la campana presta tira, e gran picchi fe' dare al battaglio. La portinaia, suor Maria Modesta, correva al bucherello in gran travaglio, ch'una seconda scossa sí villana potea gittare in pezzi la campana.

18

Vide Marfisa, e presto apre la porta, ché avea precetto della superiora; poi chiude l'uscio e le fa innanzi scorta, e la conduce come traditora. Marfisa va che il diavol ne la porta; di saper del guascon non vede l'ora: ben cinque porte dietro le son chiuse, né cerca lo'mperché, né chiede scuse.

19

Cosí la quaglia maschio, dal quaglieri e dalla quaglia femmina disposta, seguendo il canto, cieca volentieri entra sotto del bucine a sua posta. Nessuno al suo viaggio andò leggeri quanto Marfisa, che al laccio s'accosta; la mente fitta aveva nel guascone, entrando sotto al bucine in prigione.