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Rassicurato alquanto, finalmente s'avvide e disse presto:—Ho fatto male. Io potea ben provedermi altramente; perdio! che reco un degno capitale!— Cento zecchini avea per accidente, avanzo d'una paga mensuale, e bel vestito e ricco farsettino: getta la cesta e segue il suo cammino.
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Le fole che inventava per la via per alloggiare a macco da' villani, perocché de' signor paura avia se non si vede in paesi lontani, io non le potrei dire in vita mia. Racconta circostanze e casi strani, tanto che da' piú agiati, oltre a' mangiari, per accrescer la borsa ebbe danari.
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Un dí ch'era vicino a uscir del regno, ma in brama di tre giorni di riposo, da certi frati l'ebbe con ingegno: tenne dell'empio il fatto e del vezzoso. Ma perch'io sono giunto a certo segno che può l'ascoltator far curioso, la storia all'altro canto vi fia nota del piantare a que' frati la carota.
FINE DEL CANTO NONO
CANTO DECIMO
ARGOMENTO.
Con una burla, a macco il guascon empio vive da certi frati. Dal convento fuggon Marfisa e Ipalca, coll'esempio d'una filosofessa a lor talento. Ruggero a Malagigi, per far scempio, chiede ove sia la suora, ma giá spento è di mago il mestiere. I paladini dietro a Marfisa van fuor de' confini.