11

Son di Parigi, e quattr'anni saranno che m'ha assalito una febbretta lenta. I medici hanno fatto ciò che sanno; a questa malattia n'ebbi ben trenta. Emetici e purganti provati hanno: parea talor la febbre fosse spenta; ma in capo un mese l'ugna pavonazza, ecco il ribrezzo e la febbretta in piazza.

12

Chi dicea mesenterica ella sia, chi del fegato figlia o tabe interna. Il mio ventre era fatto spezieria e d'acque amare e dolci una cisterna. Si dice che la febbre è andata via, ma m'è rimasta inappetenza eterna; io sudo, io tremo, io svengo, intirizzisco del cibo all'apparir, sí l'abborrisco.

13

Con sforzi e nausea ed avversione orrenda, qualche brodo succiai con tuorli d'uova. Lo stomaco non vuol pranzo o merenda o brodi o panatelle: nulla giova. Tosto una convulsion par che mi prenda; ristoro nello stomaco non cova; vomito tutto, insino a sangue vivo, pe' crudi sforzi, e resto semivivo.

14

Sei mesi son che portentosamente per qualche stilla d'acqua sono in vita. I dottor non mi fanno piú niente, e dicon sol, per me ch'ella è fornita. Sentendo a dir per fama dalla gente, la vostra santitá, padre, infinita, a piedi e senza servi, in divozione, ricorsi a voi per la benedizione.

15

Non so come per via non sono morto in questo lungo mio pellegrinaggio. Ben cento volte caddi a collo torto; poi sursi ancor, facendomi coraggio. Ma finalmente sono giunto in porto, e mi par di sentir qualche messaggio che dica:—Al segno dell'abate pio l'inappetenza tua n'andrá con Dio.—