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Qui ristorato dal pellegrinaggio e ben disposto e in gamba, il traffurello cominciava a dispor di far viaggio, perché temeva sempre del bargello. L'abate vuol che pel cammin selvaggio dieci villani armati abbia con ello. Disse il guascone:—Un laico mi darete e qualche cavallaccio, se l'avete.
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Io non vo' certamente altri compagni: Dio m'ha condotto, Dio mi riconduca.— L'abate aveva un suo destrier de' magni, che saria stato un bel presente a un duca. Non era tempo a pensare a' sparagni: bardato fe' che il bel corsier s'adduca. Mille baci il guascone appicca ai frati: sale a caval con gli occhi imbambolati.
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L'abate i crocioni rinnovella, dicendo:—Andate in nome del Signore!— Rispose Filinoro:—Ho il corpo in sella, ma nelle vostre man rimane il core.— Un laico un suo ronzin con la bardella rassetta, in fin che gli altri fan l'amore. Filinor sprona, e a lanci via n'andava; il laico d'un trotton lo seguitava.
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Lasciamgli andar, ché poi li troveremo. Io so che nel pensier Marfisa avrete, e come giunta ell'era al caso estremo nel monastero vi ricorderete. Parve per qualche dí d'un cervel scemo. Guardava il cibo e dicea:—Non ho sete;— guardava il vino e dicea:—Non ho fame;— donde ridean le monacelle dame.
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Ma la calamitá raffinamento d'indomiti cervelli anch'esser suole. La bizzarra tra sé pensava drento che il gridar e il far forza erano fole. —Io fingerò—diceva—cambiamento e nausea per il mondo, con parole; ben verrá il giorno della mia vendetta: il savio tempo e luogo e punto aspetta.—