36

Ipalca damigella andava spesso a visitarla, e Marfisa con quella diceva:—Ipalca, a te tutto confesso: sappi ch'io sono un satanasso in cella. Se tu non mi soccorri, un gran successo udirai presto, una strana novella: son giá determinata nel pensiero, perdio! che appicco il foco al monastero.—

37

Ipalca rispondea:—Gesú e Maria! non fate questo per l'amor di Dio;— e poiché aveva pianto, suggeria qualche ripiego stolido e stantio. Correa pel monastero una pazzia: che si tenean per moral lavorío. l'opre e i romanzi del poeta Marco, ed ogni tavolin n'era giá carco.

38

Marfisa va leggendo que' volumi, ch'erano stati sempre suoi diletti, e cerca ritrovar nei lor costumi una fuga che in capo se le assetti. La bella pellegrina le die' lumi circa al fuggir da' chiostri benedetti, la qual avea trovato una ragazza, che l'era uguale e fe' bella la piazza.

39

Molt'altre fughe aveva ritrovate in que' romanzi di Marco scrittore. Donne che s'eran da' balcon gettate, d'altezze che a narrarle fan terrore; altre ne' fiumi e ne' mari saltate, tutte salve per grazia del Signore. Marfisa è assai bizzarra, ma destina fuggir come la bella pellegrina.

40

Una ragazza simile di faccia, di voce, di capelli, di statura, la bella pellegrina in cambio caccia di sé in convento, e fugge con bravura. Marfisa a Ipalca disse:—Corri in traccia di qualche donna della mia figura; con quel dal mondo nuovo entri nel chiostro: baratto vesti, e questo è il caso nostro.—