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Ipalca va com'una disperata cercando per la terra una Marfisa; per quanto guardi non l'ha mai trovata: ell'erano, perdio! cose da risa. —La pellegrina assai fu venturata a trovar su due piè, cosí improvvisa, un'altra lei, per cambiar la persona— diceva Ipalca e torna alla padrona.

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E disse:—Un miglior tomo leggerete: quel della Pellegrina nulla vale. Non trovo un'altra voi, come volete: l'ho ricercata infin nell'ospedale.— La dama irata disse:—Voi morrete con quella vostra testa dozzinale. Sempre difficoltá, sempre sventure: con voi son tutte scarse le misure.

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Nella Filosofessa italiana un altro modo ho letto di fuggire. Di nottetempo questa settimana potrete al muro del giardin venire. Una scala portatile alla piana appoggerete, e dovrete salire: quando siete in sul mur, tirate suso la scala e a me la calerete giuso.

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Salirò anch'io sul muro, e allor potremo ripor la scala al di fuor nuovamente, e l'una dopo l'altra scenderemo: questa è cosa da farsi agevolmente. Uscite, poscia ci travestiremo per non esser scoperte dalla gente; e poi nell'alba, all'aprir delle porte, schizzerem fuor della cittá alla sorte.

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Io voglio come maschio esser vestita: voi, come donna, siate mia mogliera.— Diceva Ipalca:—Trista alla mia vita! Per me farò da moglie volentiera.— Ed ebbono ogni cosa stabilita, e di fuggire un sabbato da sera. Dovea rubare Ipalca a Bradamante per le bisogne non so qual contante.