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In quanto a me, che la professione di mago sia distrutta e posta sotto, poco m'importa. Grazie a Salomone ed a Rutilio, in altro sono dotto; ed ho sempre concorso di persone, sapendo trar la cabala pel lotto. Servo mille persone del paese con la mia Fiorentina e Bolognese.
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Ho fatti guadagnar danari assai con le cabale mie, che fan miracoli. Ognun mi fa regali sempremai: un giorno mi porran ne' tabernacoli. I concorrenti non mancano mai, c'hanno bisogno a interpretare oracoli: coi calcoli numerici gli appago, ed ho giá fatti di tesori un lago.
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Alle mogli incagnate co' mariti, che rimarranno vedove, indovino. A' figli indebitati inferociti predico il padre a morte esser vicino. Di giovinette c'hanno i cor feriti e di serventi ho pien sempre il stanzino e di mariti; e chi va, e chi torna, ed io indovino amori ed odii e corna.
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Per saper di Marfisa altro non posso che la cabala trar, se pur v'aggrada; io v'avverto però che non m'addosso, netto risponda ove Marfisa vada. Lo dirá la mia cabala allo ingrosso, ma voi dovete interpretar la strada. Se pel diritto l'interpreterete, le mani in su Marfisa metterete.—
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Non può Dodon piú rattener le risa, e disse:—Posa, posa, Malagigi: risparmia un'impostura di tal guisa. Che fai de' tuoi tesori e de' luigi? Cambia quella camicia lorda, intrisa, se puoi col lotto guadagnar Parigi. Che fai di quelle calze e quelle brache, che par ch'abbian su avute le lumache?—