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Faccia bibite spesse ed abbondanti, non mangi nulla, sorba qualche brodo. Stiamo a veder diman se il mal va avanti; se cresce, penserem la forma e il modo. I rimedi dell'arte sono tanti: gli userem tutti, se il mal terrá sodo. A buon vederci: soffra e stia in riguardo.— Poi se ne va sonniferoso e tardo.
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La dama va in furor, dietro gli grida, lo chiama dottorello ed ignorante; e perché son di femmina le strida, Stupefatto il dottor volse il sembiante. Guarda Ipalca nel viso, e par che rida, e disse:—Questo è un musico e arrogante;— e poi senz'altro dir scende le scale: Marfisa vuol scagliargli l'orinale.
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Ipalca la pregava ad acchetarsi per tutti i santi e le sante del cielo. —Costui—dicea Marfisa—vuol spassarsi, e del mio male non si cura un pelo; ma s'egli spera le paghe beccarsi, non ne beccherá una, pel Vangelo!, Tu sai la circostanza e la premura; ei vuol tenermi un anno alla sua cura.—
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Ma finalmente il terzo giorno arriva: si sente la bizzarra sollevata. Giunto il dottor al polso, disse:—Viva; questa è stata un'effimera sforzata.— Dicea Marfisa:—Io son di febbre priva, ma voi non me l'avete discacciata.— Rispondeva il dottor:—Questo è di fatto; ma poteva ammazzarvi e non l'ho fatto.—
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Sonvi alcune ragion chiare e precise, d'una tal veritá, d'un'evidenza, che sono intese insin dalle Marfise e le disarma della prepotenza. La dama col dottore alquanto rise, e le fu liberale in diligenza, dicendo sempre:—È ver ciò che diceste; potevate ammazzarmi e nol faceste.