16

La vostra umanitá, la virtú vostra è rara molta nella medic'arte.— Grato a Marfisa il medico si mostra, e sonnolento la ringrazia e parte. Esce dal letto la bizzarra nostra, chiede i vestiti, e le par d'esser Marte. Ma nel rizzarsi in piè non si può dire quanto inabil trovossi al dipartire.

17

Le trieman le ginocchia, il capo gira: convien fermarsi nel villaggio alquanto, sin che la dama un pocolin respira e riacquista del vigore infranto. Or qui veggo il lettor meco s'adira per queste fievolezze ch'io gli canto; doglie di capo, effimere, tremori, cosí non s'intrattengono i lettori.

18

Cari lettori, abbiate pazienza: io deggio esser fedele al mio Turpino. Cotesta poca vostra sofferenza, questo vostro decider repentino, vi fa molto simili in coscienza a' sudditi del figlio di Pipino, ch'eran dottori senza intender nulla, col capo al gioco, al sarto, a una fanciulla.

19

Questa fiacchezza, di cui fa memoria Turpino, della dama dopo il male, che scemò alquanto la furia e la boria d'andare in posta tosto alla bestiale, non è inutile affatto per la storia, oltre all'esser la cosa naturale: fatto sta che Turpino in quella villa ferma la dama, e assai cose postilla.

20

Prima sopra a quel medico antedetto va compilando alcune coserelle. Dice che alla cittá fu poveretto per la persecuzion non delle stelle, ma degli altri dottor che avean concetto; ed il concetto è delle cose belle, perché, sia ben fondato o ingiustamente, a rovinar parecchi è sufficiente.