21

Misero quel che il vitto aspettar deve dalla riputazion fra gli abitanti, se d'essere impostor gli sembra greve e non uccella sciocchi ed ignoranti; e' si riduce in villa e al verde in breve, perché i competitor stan vigilanti co' lor dileggi arcani e paroloni. Son di Turpin coteste riflessioni.

22

Il qual segue a narrar che in quel villaggio, sendo Marfisa maschio contraffatto, bizzarra e di cervello poco saggio, volle prender sollazzo qualche tratto; e cominciò con lubrico linguaggio, come fa qualche fanciullaccio matto, a tentar le ragazze forosette, e le trovò maliziose e scorrette.

23

Quell'antica innocenza villereccia, un tempo celebrata da' poeti, non avea piú né seme né corteccia, il rossor, il pudor si stavan cheti; perocché certi paladini feccia, o vogliam dir filosofi discreti, che villeggiavan l'autunno e la state. avean le villanelle addottrinate.

24

Il vizio ne' maggiori è una magagna, che ne' maggiori sol non sta rinchiusa, ma ne' minor si dilata e accompagna, e ognun adduce esempi ed ha sua scusa. Passa dalla cittade alla campagna, e sin nelle caverne alla fin s'usa; però i vizi de' stolti paladini s'eran diffusi ancor nei contadini.

25

Il lusso di Parigi smisurato aveva fatti i paladin fallire: volevan sostenersi in grado alzato con debiti e con truffe da non dire. Facean lo stesso i servi nel lor stato, per imitare i grandi e comparire; e le villeggiature de' signori avean fatti i villani imitatori.