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Non correan piú que' rozzi panni e bigi, que' zoccoli all'antica e i cappellacci, le forosette andavano a Parigi spesso a tôr nastri e scarpette ed impacci, coralli che costavano luigi, fior di seta, orecchin, ritagli e stracci e cappellin con fettucce e frastaglie, per pararsi d'amore alle battaglie.
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E come i paladin davan l'esempio con gabbi e scrocchi, estorsion, prepotenze, e faceano all'amor sino nel tempio, nel villeggiare, e mille scandescenze; i villanzoni acquistavan dell'empio, rinvigorendo assai le coscienze. Le villanelle, stuzzicate, a furia rubavan biade per gale e lussuria;
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e sapeano scherzar coll'occhiolino e alle richieste altrui non ritrosire; aderiano ai sospir d'un paladino, massime aggiunte ai sospir poche lire, perché serviano a un nuovo gamurrino per farsi vagheggiare e benedire: donde Marfisa da maschio vestita la sua convalescenza ha divertita.
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E sendo un giorno alla messa in parrocchia, quando all'altar si volgeva il piovano a spiegare il vangel, Marfisa adocchia che dalla chiesa usciva ogni villano: —Perdio! che gracidar vuol la ranocchia— dicendo,—ella mi secca il diretano;— e usciti que' villan sul cimitero, siedeano al sol scherzando sopra al clero.
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—Odi tu—dicea l'un—cotesto prete a predicar che non si de' rubare? Se il quartese de' furti gli darete, v'insegnerá a rubar, nel predicare.— L'altro dicea:—Se ben l'ascolterete, tutti i castighi, ch'ei sa minacciare, saran sospesi in ciel, se noi gli diamo nelle borse i quattrin che addosso abbiamo.—