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Vedeansi giovanastri coi vestiti di qua e di lá con gli ucchiei replicati, ma sopra il destro quarto ricuciti, segno evidente ch'eran rivoltati. Gli untumi pel calor gli avean traditi, ch'anche al rovescio s'erano affacciati, massime sulla schiena a' capei sotto, ed è superfluo il ragionar del rotto.
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Pur nondimeno alcuno era contento con que' vestiti del diebus illi, perocché quattro sacca di frumento avea cambiato in due fibbie di brilli; e passeggiando la bottega, è attento di serpeggiar col piè dove il sol stilli; crescegli il cor, che gli occhi degli astanti ferisca il fiammeggiar de' suoi brillanti.
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Era un diletto udirli al lor arrivo chiamar:—Bottega!—in voce gigantesca, e all'apparir del caffettier giulivo, non voler piú che un gotto d'acqua fresca, il suo caffè disprezzando cattivo: pur convien spesso ch'egli fuor se n'esca, perocché si minaccia e non si prega, reiterando:—Bottega, bottega!—
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Diceano al caffettier que' ragazzoni de' goffi sali e impertinenze vili, per fare i perspicaci e i ciceroni; poi si gettan ridendo nei sedili. Il caffettier, che ha molte erudizioni, le dice con de' termini incivili, e scopre il debituzzo e la lordura: ma che non vince al fin disinvoltura?
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In questo postiglioni capitavano, che avean le mance scosse per le corse, e in un stanzin della bottega entravano, sfoderando le carte con le borse. Tosto que' paladin s'affratellavano, e la lor nobiltá lasciando in forse, puntano al faraone a tavolino, superando in bestemmie il vetturino.