—Qual ordine? quai passi?—il conte grida quanto spender dovrò? quanto piatire?— Diceano quei:—Se avrete buona guida, basteran tre o quattr'anni a diffinire. Chi volete del spender che decida? non si misuran ne' litigi lire.— Morgante ride e dice:—Conte mio, tribolazioni che ti manda Dio!—
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Non poté Orlando trattener le risa, pensando al vecchio ed al nuovo costume. —Questa spada tal causa avria decisa a' giorni miei—dicea—senz'arte o acume. Mille pupille e vedove in tal guisa da tirannia levai, da mendicume. A non poter trar fuori, or son ridotto un da me battezzato, d'un casotto.
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Giudici miei, non siate addormentati; delle leggi si fanno iniqui abusi da una caterva d'uomin scellerati: deh! non sedete sonnolenti e ottusi. Certi procurator, certi avvocati fan mille oppression, mille soprusi, temerari affidando alcuna volta in chi dorme sedendo o male ascolta.
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O siate vigilanti ad impedire i lacci occulti, i forensi veleni, o lasciate l'un l'altro ogni uom ferire per le proprie ragioni e i propri beni. Questo è un voler far tisici morire mezzi i soggetti vostri d'amor pieni, ed un voler che chi non ha danari sia pasto de' piú furbi e de' piú avari.
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Dov'è quel mascalzon dell'impressario? Non vo' consigli o fòro o citazione, né star tre anni in mano col lunario a legger ferie e dí di riduzione. Non so di merto o d'ordine o divario, non voglio prima istanza o appellazione: piú non conosco la ragion qual sia; voglio pagar la sua bricconeria.—
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