Or qui in maneggio quella lite andava tra il conte Orlando e l'avverso avvocato, il qual di cerimonie il caricava, vantandosi sincero ed onorato. Il conte d'un sudor freddo sudava e chiude gli occhi e chiede esser spacciato. Dunque per il real lucro cessante cento zecchin fûr chiesti pel gigante.
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Orlando gli pagò subitamente, piú del solito guercio ma scherzevole, dicendo:—Ella è un signor conveniente: la richiesta è discreta e ragionevole. La prego a riverirmi il suo cliente, al qual parto obbligato ed amorevole. Il cielo a lei mandi sempre lavoro e quanto le desidero nel fòro.—
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Il sir d'Anglante gli volse le schiene, chiama il gigante e mettonsi in viaggio verso Parigi.—Meco al male e al bene starai—diceva Orlando,—ma sie saggio.— Morgante rispondeva:—Io non so bene se i saggi o i matti trovin piú vantaggio; vedo nel mondo certe stramberie, che saran chiare al novissimo die.—
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Rispose Orlando:—Questo avvien, mi credi, perché gli uomin si scostan dal Vangelo. Contan le man, la bocca, il ventre, i piedi, e dicono:—Un sipario azzurro è il cielo, e togli quel che puoi e quel che vedi; e se vuoi pace, altrui tien l'arma al pelo, e stupra e strippa e procura dovizia, ché dorme e si delude la giustizia.—
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Tosto che fu trattato l'eroismo da certi libriccini geniali col titol di pazzia, di fanatismo ne' martiri, ne' forti e ne' leali, fu una conseguenza l'ateismo e il far la societade d'animali, ma d'animai tanto peggior de' bruti, quanto di questi gli uomin son piú acuti.
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