Volle introdotto il buon prete all'amica, e grida fede, e piange e mai rifina; fa con le scarpe che la benedica, e poi la lascia cheta e via cammina. Ciò che scrive Turpin, convien ch'io dica: l'inferma quella notte molto orina. Grida Ipalca per casa, che par matta: —Oh scarpe del mio Dio! la crisi è fatta.—

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Bradamante mostrava esser allegra di fuor, ma dentro non so come stesse. Va migliorando molto la nostr'egra. Non è da dir s'Ermellina godesse: a tutti vuol narrar la storia intégra. Dio guardi qualchedun contraddicesse delle scarpe il miracolo: la dama chiude le orecchie ed ateo lo chiama.

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I medici dicean:—Nostre ricette non lascian ir Marfisa in sepoltura.— Fra paladini alcun non si rimette e vuol la crisi effetto di natura. Ermellina, la chiesa e le donnette sostengono le scarpe a quella cura; basta, natura, scarpa o medic'arte, Marfisa piú verso il cielo non parte.

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Vero è ch'ella rimase estenuata con una lunga febbre lenta lenta, e certa tossa asciutta ed ostinata, sicché del stato suo non è contenta. Lieva dal letto, l'aere ha cambiata: di risvegliar la bizzarria ritenta; gli uomini ancor non le increscevan molto; s'aiuta col belletto e i nèi sul volto.

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Immagina, lettor, questa signora, giá per etá presso ai quaranta giunta, con un fil di febbretta che lavora, con la tossa, residuo d'una punta, con la passata vita che la onora, pallida, pelle ed ossa, arsa e consunta che con nèi, con belletto e bizzarria cerca d'aver amanti tuttavia.

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