47

A chi per caso gli dava un saluto, tosto chiedeva sei zecchini d'oro: per la restituzion, fosse vissuto quanto Nestorre, era vano il lavoro. Non c'era uom che l'avesse conosciuto, che non dovesse aver da Filinoro; e sempre par che furberie ritrovi per accoccarla e far debiti nuovi.

48

Quando avea fatti debiti in cittade, pe' quali ad ogni passo avea la stretta, diceva a tutti:—Io vo a vender le biade;— e se n'andava in una sua villetta a infinocchiare i villan per le strade con affittanze a buon mercato in fretta, e beccava le rate anticipate di ben venduti prima sei giornate.

49

Poscia con un borsotto di ducati alla cittá ritornava di nuovo, ed i piú sciocchi creditor pagati, dicea:—Cosí l'operar mio vi provo.— Ma non eran tre giorni ancor passati, che due pulcin schizzavan da quest'uovo; e quivi doppio il debito piantava, poi nella faccia piú non gli guardava.

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Se avviluppar sapeva le ragioni, quando nel fòro alcun lo fa citare, ed interdire, e far le sospensioni al messo che gli andava a pignorare, e predicare i creditor bricconi, ladri, usurai, non è da dimandare. E dir che conosceva il suo dovere e l'onore, e giurar da cavaliere!

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E benché mille truffe fatte avesse e disertati mille poveretti, nol concedeva, e parmi ch'ei dicesse che gli erano obbligati de' farsetti. E dicon gli scrittor che pretendesse un nobil nato non abbia difetti, e che a un uom d'arti inique e vizi pieno fosse la nobiltá contravveleno.