5

Segua che vuole a questo mio libretto, di Marfisa bizzarra io cantar voglio. Cantolla un altro e non ebbe concetto, perché non dice il ver d'essa il suo foglio, e 'l buon Turpino non aveva letto, disprezzando gli antichi con orgoglio; onde rimase con Paris e Vienna ad aspettar qualche moderna penna.

6

Voi, che non isdegnate i versi miei e de' nostri buon padri avete stima, né vi curate de' furor plebei, perché non giungon del Parnaso in cima; voi, brigatella, in soccorso vorrei sola all'oppressa mia povera rima; voi ricogliete il parto, e fate nulla l'arte che i figli nostri affoga in culla.

7

Io vi dirò siccome i paladini cambiassero l'antico lor costume, come mutaron gli elmi in zazzerini, la guerra in sonno e in sprimacciate piume, e come l'ozio e i nuovi libriccini tolsero loro la ragione e il lume, come la vecchia bizzarria Marfisa cambiasse in nuova e i suoi casi da risa.

8

Di Filinor, cavalier di Guascogna, conterò fatti che non sian discari, se care son le gesta che vergogna fanno a' ben nati cavalier suoi pari, Pur, se il mal non è ben, non vi bisogna udir per farvi a Filinor scolari, ma sol per dar riforma alla natura, o voi che somigliate a sua figura.

9

Vinto avea Carlo Agramante e Gradasso e Rodomonte e gli altri suoi nimici, e si viveva in pace fatto grasso: tutti i re gli eran tributari e amici. Vecchio e della memoria quasi casso, solo avea briga a dispensar gli uffici e qualche volta a por nuove gabelle, del resto a tener morbida la pelle.