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Vide a piè della scala Gan teneva, come un gigante, un crocifisso Cristo. Nel girar della scala che faceva, eccoti innanzi un altro Gesú Cristo. Nella sala maggior entra, e vedeva la Via crucis. Per tutto c'è Cristo. Filinor, ch'è golpon, tosto s'avvede di qual umor sia Gano e di qual fede.

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Si trae il cappello e con la testa bassa mette un ginocchio a terra e fa la croce; ad ogni passo si segna e s'abbassa, borbogliando orazion con umil voce. Ecco Gan da Pontier che di lá passa: Filinor non si move piú veloce, ma torce il collo e si picchia e sospira; poi, quando gli par tempo, a Gan s'aggira.

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E gli fa riverenza, e poi gli ha data la lettera che a lui lo raccomanda. Gan lo saluta e, la lettra sbollata, vide per Filinor ciò che dimanda. E disse:—Cavalier, vi sia donata quant'assistenza io posso in questa banda, e ben la meritate al parer mio, ché mi sembraste col timor di Dio.

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Chi in quel s'affida non può dubitare. La coscienza netta è un gran conforto. Io passai casi atroci, cose rare, e mille volte dovevo esser morto. Alle calunnie ed al perseguitare io rispondeva sol:—Netto è quest'orto.— La coscienza netta ed il timore ch'ebbi sempre di Dio m'han tratto fuore.

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Ma andiamo a pranzo omai, né vi crediate queste parole abbia dette in mia lode. Troppo son peccatore e ho meritate l'arme di Dio, che tutto vede ed ode.— Qui andaron al tinel, dove parate son le vivande, ed altro ch'uova sode! Pasticci si vedean, marmite piene, zuppe, salvaticine ed ogni bene.