33
Berta, che lo tenea per suo mignone ed era tenerissima del putto: —C'hai tu?—dicea—mi fai compassione: oggi tu mi se' tristo e spunto e brutto.— Rispondea l'altro:—Ho un po' d'indigestione; stanotte io discorrei pel letto tutto, smaniai, sudai; se feci un sonnellino, sempre sognai col defunto Angelino.
34
E' mi parea vederlo ogni momento che seco m'invitasse in paradiso. —Taci lá, pazzerel; ch'è quel ch'io sento?— diceva Berta e lo guardava fiso. Gan soggiungea:—Quand'io sogno un uom spento, segno è dal mio dover mi son diviso; se De profundis non gli ho detti, ho il torto quand'io mi lagno di sognare un morto.
35
—Certo—diceano e' frati,—a sogni tali i De profundis sono un gran rimedio; ma rimedi sicuri e principali sono le messe a levarci d'assedio. —Lasciam questi discorsi, o commensali —diceva Gano;—abbiate un po' di tedio: per questo forestiere di Guascogna, a me commesso, consigliar bisogna.
36
Egli è d'illustre casa e stirpe antica, giovane e timorato del Signore. Ebbe la sorte a' giorni suoi nimica: chi ben vive sempre ha persecutore. Venuto è qui per ritrovarla amica, avere incarco e viver con onore, raccomandato alla mia debolezza, che, qual è, sempre a ristorar fu avvezza.
37
Angelin di Bordea, ch'era custode
del sigillo reale, è al ciel salito.
Chi può aver quell'incarco, molto gode.
Il parlamento de' porlo a partito.
Io non so con qual arte, inganno o frode,
Angelin di Bellanda è fuor uscito,
s'è dato in nota, non ha concorrenza.
De' far Filinor nostro esperienza.