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Campi delle battaglie eran ridotti casin, teatri e botteghe e saloni. Armi da offesa, danar ne' borsotti, carte da giuoco e finti paroloni, teneri bigliettin, sospir dirotti; e le cittá da far l'espugnazioni, i ben de' troppo schiocchi o troppo arditi, e le moglier de' poveri mariti.
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Erano le rassegne come questa ch'or dirò, dalle antiche differente. Giá la ricreazione aveva presta don Gualtier, mansionario diligente; posta in ordin di torcie una tempesta, e ciocche di cristallo risplendente, non dico del Briati, che non c'era, ma di Buemmia, cariche di cera.
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Tavolin, ghiridoni, tavolieri e carte e sbaraglin per tutto sono, sedie co' lor piumacci ed origlieri d'oro, ch'ognuna valea quanto un trono. Piú candelotti con piú candelieri v'erano che in Assisi pel perdono; staffieri e cappenere una gran banda: don Gualtieri è per tutto che comanda.
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Terigi era cambiato di vestito, se il primo fu d'argento, questo è d'oro; tanta ricchezza ha intorno, è sí pulito, che pareva quel giorno il bucentoro; e sta sull'ale mezzo sbalordito cosí grassotto e rosso, e di pel foro, per ire ad accettare e a far gli onori sino alla scala a' suoi visitatori
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Con le man dietro passeggia, e pur chiede agli staffier, che sono alla vedetta, se comparir nessuno ancor si vede; poi ripasseggia come un'anitretta. S'affaccia a un specchio, spinge innanzi un piede, e fa un inchin, poi lo raddoppia in fretta, poi lo riprova infin ch'è persuaso: sceglie il miglior per comparire al caso.