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Terigi le rispose:—Non, signora; ma perché mai mi domandate questo?— Disse la dama:—Io non l'ho avuto ancora, ed il pigliarlomi saria molesto, perocché il meglio alle fattezze isfiora, oltre che mi potrebbe esser funesto.— Disse il marchese:—Non, in fede mia.— La dama co' serventi passa via.
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Un gran rumor venía su per la scala, un ridacchiar femminile e maschile. Terigi sta come terzuol sull'ala, e si diguazza a comparir gentile. Ecco un drappello giunto nella sala, di dame e cavalieri, signorile. La prima, che il saluta alla sfranciosa, era una dama guercia spiritosa.
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La seconda era piccola e ben fatta; la terza grande e grossa e gigantesca; la quarta è bella e sembra alquanto astratta, ma gli occhi l'appalesano furbesca; la quinta alcun diria che fosse matta, ed era la cagion di quella tresca, del sghignazzar che prima si facea, perché ciò che dicesse non sapea,
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e sempre ragionava alla distesa, non guardando piú al nero che al turchino. Talor dir cosa santa aveva intesa, ch'era un'oscenitá da malandrino. L'altre ridean quand'ell'era discesa, buffoneggiando Avolio paladino, ch'era servente a lei, siccome intendo, e lo commiseravano ridendo.
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Gli altri serventi delle quattro prime, per fare alle servite cosa grata, faceano anch'essi un sghignazzar sublime. Avolio è furbo e accresce la chiassata, dicendo sol:—De' gusti non s'estime buon giudice nessun della brigata;— e baciava la mano alla sua dama, che nulla s'accorgeva della trama.