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A veder queste due giugnere unite, fu nel palagio universal stupore. Per cagion mille tra nascoste e trite star doveano disgiunte ed in livore. Una di quelle delle piú scaltrite era la schiuma, il puro estratto, il fiore; l'altra ha un cervello da Dio benedetto, che per poco scacciava ogni sospetto.

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L'astuta è morta, cotta, innamorata di quella dal buon core nel servente; ma dovea star la tresca mascherata per cose ch'io non dico per niente: donde fingeva far la spasimata. E l'amica, dell'altra diligente, lungi da lei dicea che s'abbruciava: ad ogni passo un bacio le accoccava.

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—Dove anderete voi—dicea—dimani? al passeggio, al teatro od alla corte? Se voi andaste fra lupi e fra cani, quand'io non son con voi, son colle morte.— Poscia volgeva gli occhiolin marrani al cavaliere e lo saetta forte. Parea che gli dicesse a questo passo: —Vedi, per te, cagnaccio, a che m'abbasso!—

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La buona rispondea:—Concluderemo; io vi ringrazio dell'amor cordiale; come e dove a voi piace, andar potremo.— Dicendo questo, avean fatte le scale. Terigi va inarcandosi all'estremo. Un de' serventi, altero e liberale, sí gli strinse una guancia con due dita, che fu il marchese per gridare:—Aita!—

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Venne Giulia di Scozia, poetessa, incolta con un po' d'affettazione. Un codazzo di abati avea con essa, pieni di adulazione e soggezione. Portava una sua cuffia da dimessa, guardava ognuno come in astrazione; ma spicca al marchesino un complimento, che lo fa ammutolir di stordimento.