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Giá le moderne zuffe incominciavano, i duelli, i terzetti ed i quartetti, ed in quinto ancora battaglie appiccavano. Tristi a que' che al schermir sono scorretti; ché all'«ombre», alle «concine», che fumavano, a' «trisette», a' «quintigli» ed «a' picchetti», si cambieran le lor borse in rigagni, ed averan rabbuffi da' compagni.

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In ogni parte il conflitto bolliva de' giuochi delle carte e de' parlari. Il drappel che non giuoca intorno giva a sentir:—Coppe, bastoni e danari.— Parecchi stan di dietro a qualche diva, fingendo al giuoco i maestri o i scolari; ma veramente in primo scopo avieno, di scoprir qual avesse piú bel seno.

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V'era Riccardo, il sir di Normandia, un nobil divenuto poveretto, che per venire alla funzione avia preso a prestanza il giubbetto e il farsetto. I paladin con poca cortesia lo trafiggean dell'esser meschinetto, tanto ch'egli era il bersaglio e il buffone di tutta quanta la conversazione.

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Giovine Avino, acconcio ne' capelli, quanto mai riformato paladino, gía contemplando in uno specchio quelli, a se stesso facendo l'occhiolino. Con una mano il mento par s'abbelli: poi si volgeva a qualche suo vicino, dicendo in forma grave e spiritosa, —Ma! questa è quell'etá pericolosa.—

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Angelin di Baiona era un cristiano dal vaiol roso, piccioletto e brutto, ch'iva girando con l'occhiale in mano, esaminando femmine per tutto; e con un modo sprezzante e villano dicea:—Quella ha il sen vizzo, quella asciutto; e sono vecchie tutte, al mio giudizio: potean starsene in casa a dir l'uffizio.—