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Certe proposizion piantâr con esso (anche queste eran nuove e virtuose), mettendo in dubbio ed in ridicol spesso i gioghi santi delle sacre cose. Marco con qualche verso avea concesso ogni sfogo a quell'anime viziose; donde smuccian le risa, e l'hanno carco di plausi e intuonan:—Gran Marco! gran Marco!—
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Anche Matteo, poeta suo nimico, era comparso ad adular le dame, per tener quanto puote il mondo amico al suo teatro comico di strame. Con grand'inchin va piegando il bellíco, baciando lembi e mani alle madame, e goffamente si studia e procura pingersi un uom di gran letteratura.
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Far non avea potuto la raccolta, come dicemmo, e tanto avea seccato il marchese, che alfin pur fece còlta, ed una serenata avea formato, che, per farla cantare, aveva tolta Terigi quella sera a buon mercato: donde a Marco Matteo par esser sopra. Marco era quivi a criticar quell'opra.
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La contessa d'Olanda avea veduto giunger quell'Ansuigi negligente; e benché prima ella avea mantenuto che non si de' badar nulla al servente, l'ha salutato con sí gran saluto e con occhio e con viso sí rovente, ch'ognun s'avvide non avea semenza della sua millantata indifferenza.
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Dodone dalla mazza, detto «il santo», era venuto, e guardava ogni cosa stando a un tavolier solo da un canto, facendo vista di fiutar la rosa. Talor da sé si divertiva alquanto con un mazzo di carte che qui posa. Scartava, e allor che un undeci è apparito, l'univa, fin che il mazzo era finito.