118

Alcuni abati ed alcuni giuristi facean presso a lui disputazione sopra a' beni di Chiesa e agli acquisti che lascia a' frati chi in morte dispone; perocché a tutti i chierici e a' casisti ed a chi vive di contemplazione aveva il parlamento ordine dato di vendere ogni bene ereditato.

119

Parean gli abati tanti satanassi a sostener che ciò non si potea, e trovan testi, annotazioni e passi della legge cristiana e dell'ebrea, che tai decreti annullano e fan cassi. —Il ben di Chiesa—ogni abate dicea— è di iure divin, né può il mortale abolire una legge celestiale.—

120

Avean fatto a Dodon tanto di testa; sicché alla fine, a que' giuristi vòlto, disse:—Voi siete gente poco onesta. Cotesti abati, per quanto ho raccolto, hanno ragion patente, manifesta, ed han nel mezzo al vero punto còlto: son di iure divino i beni c'hanno; ve lo dice il buon uso che ne fanno.

121

I refettori, le taverne, i chiassi fanno testimonianze chiare e piane. Le mense de' cattolici papassi, e certe mantenute pie cristiane dicon qual uso saggio ed util fassi da' collar, da' cappucci, dalle lane, de' ben che sono di iure divino, per quanto scrisse il padre Magnolino.—

122

Fu dalle risa tronca la questione. Quegli abati Dodon miraron guercio, e si partiron con dimostrazione di non voler con atei commercio. Bolle in un canto la conversazione intorno al far rifiorire il commercio ed al rinvigorir agricolture, cogli esempi del Congo e le misure.