3
Quel Filinor di Guascogna nel core l'era rimasto fitto e ribadito, e la conversazion scacciata ha fuore di quel buon uom Terigi, suo marito. —V'andrò—diss'ella—ma senza furore;— e fermo aveva e preso per partito di non andarvi risolutamente senza quel nuovo cavalier servente.
4
—Io m'annoio—dicea—fuor di misura senza un uomo di spirito al mio fianco, perocché Dio m'ha data una natura, che il nero sa discernere dal bianco. Io ho d'intorno una certa mistura di cavalier, co' quali io svengo, io manco, con certi magri detti e certi sali, che desterien gli effetti matricali.
5
Non c'è rimedio, caso o forma o via, ch'io possa sofferir cotesti allocchi, o sia ch'io non gl'intenda, o vero sia che non intendan essi ciò ch'io tocchi. Altro non c'è che la prudenza mia, talor, che mi trattenga, e non trabocchi e non gli mandi con le mostacciate a intrattener le monache alle grate.—
6
Avea Marfisa una sua cameriera molto fedele alle cose importanti, che portava le lettere la sera, dicendo il Miserere, a' suoi galanti. Ipalca ha nome, e talor si dispera, perché i viaggi eran lunghi e pesanti. A questa un vigliettin diede, e mandava a Filinoro a dir che l'aspettava;
7
che non partia per la conversazione, se non venía, ché molto ad esso inclina. Ipalca in testa a rovescio si pone una sua cottardita, e via cammina. Giunse assai tardi a casa Ganellone, che va dicendo la Salve Regina, e a tutti gli altarini che ha trovati, due Credi ginocchioni ha recitati.