XXXII.
Or vengono i Tedeschi della Germania di Tacito, sì agreste fino a San Bonifazio, e cotanto povera ed aspra nel suo linguaggio fino ad Otfrido. Le sue prime costruzioni Cristiane delle Chiese o di pietra o di legno sembrano essere state Romanesi, perchè ho già confessato[168], che d'Italia v'andarono i Missionarj, ed anche i Maestri Comacini d'Italia. Ma i Visigoti della Gallia Gotica poterono parimente andarvi dopo alcun tempo: ed i Monaci della Regola di San Colombano, venuti dalla Burgundica Badia di Luxeu o Lussovio, recarono per avventura in Germania un qualche concetto, che non era del tutto Romanese, dell'Architettura. V'ha eziandio chi vuole, che un gran numero di Architetti Bizantini vi si tramutò nel decimo secolo pel favore della Greca Teofania, moglie dell'Imperatore Ottone II.: al che non saprei contraddire, dopo aver fatto un simil ragionamento intorno all'Architettura Gotica, diffusa nel Regno d'Austrasia dalla Gota Regina Brunechilde. Fra gli Architetti, che passarono in Germania, non si vogliono dimenticare gli usciti dalla Normandia, di qualunque nazione si fossero, nell'undecimo secolo, e soprattutto i Monaci Cattolici. Ainardo, nato nella Germania di Tacito, fu il primo Abate del Monastero di San Pier della Diva, ed il suo Epitaffio soggiunge, ch'egli edificollo con grande studio in Normandia (A quo locus iste... aedificatus ingenti studio[169]). Chi sa quanti altri Monaci Tedeschi si condussero prima del 1042 a studiare la Mano Gotica di Sant'Oveno, e poi ne trasmisero il desiderio alle lor patrie?
I discendenti de' Germani di Tacito cominciarono perciò ad invaghirsi delle non Romanesi costruzioni; e ben presto l'ogiva od arco acuto si vide apparire nelle loro fabbriche. Ogivale dicono essere stata la Cattedrale di Naumburgo, edificata nel decimo secolo, al tempo di Teofania Imperatrice: ogivali nel seguente secolo undecimo le Cattedrali di Minden, di Bamberga, di Goslar e d'Hildesheim. Lo stile dell'arco acuto poscia s'innalzò d'età in età fino all'altezza di quella rinomanza, che conseguirono le Cattedrali di Strasburgo e di Colonia; ma egli prevaleva già in tutta l'Europa, e l'arte de' Tedeschi piacque principalmente all'Italia nel quattordicesimo secolo. Una tanta e sì rapida fortuna indusse in errore quel famoso Alberto Durer, il quale, scrivendo il suo Trattato Geometrico nel sestodecimo, credè i suoi Tedeschi essere stati gl'inventori dell'ogiva, ed i primi, che la mostrarono al genere umano[170].
XXXIII.
Gotica oggi suol chiamarsi da noi l'Architettura, che ama gli archi acuti, ossia l'ogive: donde i più recenti Scrittori deducono, che ella debba denominarsi ogivale, non Gotica. Ciò non toglie, bisogna sempre rammentarlo, che dall'anno 412, in cui si stabilirono i Visigoti nelle Gallie Meridionali, fino al 1042, nel quale si ricostruì Sant'Oveno di Roano dall'Abate Niccolò III, non vi fosse stata in tutto l'Occidente d'Europa l'Architettura Gotica, ovvero la Mano Gotica, o con l'ogiva o senza l'ogiva: una Mano, cioè, Oltredanubiana e differente dalla Greca e dalla Romana. Ma come può egli dimostrarsi, che l'ogiva, la quale regnò in Sant'Oveno dopo la ricostruzione del 1042, non avesse regnato ivi fin dalla prima costruzione del 534? Non è egli più ragionevole, anzi non è egli necessario il dire, che l'ogiva si mostrò in Sant'Oveno fino dal sesto secolo di Gesù Cristo? Non era forse l'ogiva nel Medio-Evo creduta sommamente utile all'elevazione Visigotica del Tempio edificato da Clotario I. in Roano? Utile all'elevazione dell'altro, che poi s'innalzò dal Re Sisebuto a Santa Leocadia in Toledo? (Mirum opus, dicea Santo Eulogio prima dell'858[171], CULMINE ALTO). Nel caso presente, per una rara eccezione, il peso di provare, che non fuvvi l'ogiva in questi due Tempj e negli altri d'una grande altezza, fatti costruire da' Pilofori e da' Re Visigoti, si trasferisce in chi nega: ed a coloro, i quali affermano, basta il ricordare l'antichità dell'arco acuto. Questo non inventassi da niuno in un dato giorno, ma nacque coll'uomo, e trovasi così nelle vetustissime Città d'Italia (tali Arpino e Palestrina) come in Ninive, in Licia, in Gerusalemme, in Egitto ed anche nell'Oasi di Libia, senza parlar della Persia e dell'India.
Chi crederebbe ora, che il Ramée, uomo dotto, ricordi la Mano Gotica[172] di Sant'Oveno e l'opinione dianzi esposta[173] del Wiltheim sulla perpetua durata dell'Architettura Gotica, senza concepire il più leggiero sospetto intorno a Santa Leocadia del settimo secolo, ed all'Architettura Oltredanubiana, diversa dalla Greca e dalla Romana, in Ispagna? Chi crederebbe, ch'e' dichiari di non aver più antiche notizie sull'Architettura di Spagna e di Portogallo se non dell'essersi nel 1221 edificata la Cattedrale di Burgos[174]? Perchè non apriva egli le Storie del Mariana, e non consultava i Documenti del Florez?
Assai più inaspettata nella bocca del Ramée s'ascolta la sua confessione, che i Duchi di Normandia, nella loro qualità di guerrieri e di Laici, non edificarono se non secondo lo stile ogivale: per la qual cosa l'ogiva ricorre così frequente in tutta la Sicilia[175]. Ogivali dunque debbono sembrar necessariamente al Ramèe le costruzioni della Santissima Trinità di Fecampo e del Monte San Michele fin dal principio, cioè fino dal decimo secolo. Se poi la qualità di Laico chiarisce l'intenzioni de' Duchi di Normandia contro la Chiesa di Roma, e contro l'arco rotondo o Romano, dunque il Laico Riccardo I. cercava di levarsi contro Roma, quando egli chiedeva tanti privilegj per la sua nuova Badìa di San Michele In periculo Maris al Pontefice Giovanni XIII! Ed a fabbricarla deputava per l'appunto i Monaci del luogo!!! Ma di queste cose già ragionai[176].
XXXIV.
Altre vie tengonsi dal Beulé. A lui, salito in fama per le sue scoperte Archeologiche, venne veduta l'ogiva fin sulle Porte d'Atene; del che promette dare più speciali notizie. Di qui deduce, che gli Antichi ben conobbero l'ogiva, ma che l'ebbero a vile; sì ch'ella non apparisce se non per eccezione presso l'Antichità. Ma tali eccezioni si vanno tuttodì moltiplicando: e chi avrebbe sperato di scoprir l'ogiva tra le ruine di Ninive, in compagnia dell'arco rotondo? So l'ogiva si trovò in Atene, perchè non si dovrà trovare anche in Roma, comecchè Plinio e Vitruvio ne avesser taciuto? Il capriccio in pro dello forme straniere, l'esser sazj e ristucchi delle Romane, la corruzione del gusto e cento altre cagioni poterono aprir facile accesso all'ogiva su' Sette Colli. Nel 400 o 405 dell'Era Volgare, in un Dittico pubblicato dal Montfaucon[177], si rappresenta il Console Stilicone seduto sotto l'arco acuto d'una muraglia: nell'847 si scavò una Cappella ogivale in Subiaco. Simili eccezioni, risponderà il Beulé, non costituiscono lo stile ogivale. No, certo: ma egli, che col nome d'Antichi addita solo i Romani ed i Greci, non può nè vuole comprender sotto un tal vocabolo i Geti o Goti. Or come si dimostra, che i Geti o Goti avessero avuto lo stile ogivale in dispetto, così di là dal Danubio, come in Ispagna e nella Gallia Gotica ed in Sant'Oveno di Roano?
Qui si trovano a fronte due specie d'orgoglio nazionale presso i più illustri Scrittori della Francia d'oggidì. Gli uni, come il Vitet ed il Viollet le Duc, aspirano a voler dimostrare, che lo stile ogivale non è se non un trovato Francese: ciò che sarebbe vero, ma per opera de' Visigoti Ariani di Tolosa e della Gallia Gotica. Gli altri, come il Beulé, non solamente abborriscono lo stile ogivale, ma sperano lavar la Francia da ogni rimprovero d'averlo posto in atto per la prima volta. Questi sono i sensi d'un Discorso proemiale, recitato nel 6 Gennaio 1857, ove dal Beulé si tratta dell'insegnamento dell'Architettura. Il Laboulaye ne pubblicò alquanti brani, dicendo, che la questione ivi agitata sull'Architettura ogivale arde sopra ogni altra di tal natura nella nostra età[178]. In quel suo Discorso, il Beulé con nobile risentimento afferma, che i Francesi d'oggidì non sono Franchi, ma Neo-Latini: Latini per le leggi, pe' costumi e per la lingua. Son troppo cari simili accenti all'animo d'uno, che pose, come io feci, una parte della vita nel narrare i trionfi dell'intelletto Romano sulla barbarie dei Germani di Tacito, e sul guidrigildo minore, con cui essi offesero la razza Latina; ma i Geti o Goti, ch'eran diversi da' Greci e da' Romani, erano diversi altresì da que' Germani, e non conoscevano, quante volte dovrò ridirlo?, non conoscevano l'uso del guidrigildo.