La Storia dell'Architettura Oltredanubiana, recata nell'Europa Occidentale da' Visigoti, e assai più antica di quella, che racconta le vittorie dell'intelletto Latino sulla natura de' Franchi, de' Longobardi e degli altri Germani di Tacito: ed inutilmente il Beulé vien rammentando nel suo Discorso le voglie, ch'ebbe Carlomagno di farsi Latino. Fu questo un omaggio involontario di quell'imperatore alla grandezza del nome Romano: ma egli lasciò nella Legge Salica da lui emendata le tasse minori per le vite de' Romani, che non per le vite de' Franchi; nè prese a rialzare del loro civile avvilimento le generazioni Latine, tuttocchè facesse una grande stima del loro intelletto. Mi si perdoni perciò d'aver cercato d'opporre ad alcune moderne pretensioni Germaniche le memorie, omai vicine a spegnersi, dell'Architettura Gotica, le discipline della quale furono affatto ignote a' Germani di Tacito prima di San Bonifazio: mi si permetta d'invocar nuovamente gli studi, da me in altro luogo lodati[179], del signor di Boissieu, il quale s'unisce al Beulé nel proposito di non volere i Franchi per progenitori de' Francesi odierni della Provincia Lionese, ma i Romani ed i Borgognoni; que' Borgognoni, che incorporaronsi co' Goti e passarono all'esercizio dell'Architettura Gotica. Io nè voglio nè posso far confronti di sorte alcuna della bellezza ed eccellenza di questa con la bellezza ed eccellenza della Greco-Romana; ma ringrazio sinceramente il Beulé d'essersi collocato in Roma ed in Atene per contemplare a suo bell'agio i miracoli dell'arte Greca e Romana, sebbene il Laboulaye gli abbia domandato la permissione d'ammirar con occhio imparziale così lo stile ogivale della Cattedrale di Strasburgo, come gli archi rotondi nella Chiesa di San Paolo in Roma.
XXXV.
Gli archi rotondi son quelli, a' quali ora il Ramée ed il Vitet[180] con altri egregi Francesi, aventi sempre in mira lo stuolo degli avversari di Roma, danno il nome di Sacerdotali o Ieratici. E però io desidero sapere se Ieratici od ogivali furono gli archi voltati da' Goti nel 534 in San Pietro di Roano, quando quel popolo era tutto d'Ariani? Se Ieratici o Romanesi, dunque le loro diversità dagli archi ogivali non eran cagione della differenza, che passava tra l'Architettura Gotica e la Romana, ed in cento altri modi potea la prima separarsi dalla seconda, conservando gli archi rotondi, e non perdendo il nome giustamente dovutole di Mano Gotica. Se ogivali, sì come doveano essere perchè di tal natura furono dopo la ristorazione del 1042, dunque dello stile ogivale s'ha nel Tempio Rotomagense un esempio illustre fino del sesto secolo, senza esservi bisogno d'aspettare le Consorterie Laicali od Ecclesiastiche del 926.
Ma, secondo il Ramée[181], le dottrine Architettoniche, descritte nella Carta Eboracense del 926, risalgono all'antichità più alta: ed in quell'anno ardirono gli Anglo-Sassoni di York aspirare a ristorar la vetusta sapienza, per opporsi alle tradizioni Ieratiche de' Pontefici Romani. Or chi erano questi Anglo-Sassoni, se non popoli di Germania? Tali non nacquero gl'Iuti, che discesero insieme con essi nel 449 alla conquista d'Inghilterra, condotti dai fratelli Hengist ed Horsa. Sotto il nome di Iuti si comprendevano allora i Goti o Daci, che seguitando la fortuna d'Ermanarico degli Amali conquistarono la Iutlandia, ed ogni altra regione posta sulle rive Meridionali del Baltico, dando all'antica Dania o Danimarca il nome di Dacia, prima di spingersi nelle contrade oggi chiamate di Svezia e di Norvegia, ossia della Scandinavia. Queste s'acquistarono dopo la morte d'Ermanarico da' Goti, che vi fondarono la Vestrogozia e l'Ostrogozia; nomi, che ancor vi durano; ma quello di Dacia s'impose più tardi anche alla Provincia, che oggi dicesi della Scania in Isvezia. E però nell'età di Rollonde l'appellazione di Dacia si dilatava dalle rive del Danubio, e all'Alania fino all'Oceano Germanico. Già nella Storia narrai[182], che gl'Iuti od i Goti del 449 fermaronsi nell'Isola di Tanet e ne' luoghi dove sorge Cantorbery, la quale di poi accolse Lanfranco e Sant'Anselmo: Cantorbery, non lontana di Londra, è divenuta oggi la sede principale del recente Primato Anglicano. L'essersi uniti cogl'Iuti o Goti non tolse agli Anglo-Sassoni, che formavano il maggior numero di que' conquistatori, la lor natura Germanica, nè l'uso del guidrigildo, che durò in Inghilterra per molti secoli; ma il minor numero de' Goti comunicò modi più civili alle Germaniche genti, che abitavano in capanne agresti senza tegole e senza calce. Gl'Iuti o Goti del 449 tramandarono parimente all'idioma Germanico degli Anglo-Sassoni quel gran novero di voci Ulfilane, pel quale non dubitò l'Hikes[183] di scrivere, che l'Anglo-Sassone somiglia mirabilmente al Gotico del Vescovo Ulfila.
Poichè lo stile ogivale, a senno del Ramée, rinacque nel 926 fra gli Anglo-Sassoni, egli è costretto a doverlo senza più credere Gotico, ed insegnato a' Germani dagl'Iuti o Goti loro compagni nella conquista. Costoro fino all'età di San Gregorio il Grande professarono il sanguinoso e crudele culto, che comandava le quinquennali uccisioni, riferite da Erodoto, degli Ambasciatori da spedirsi a Zamolxi: culto riformato da Deceneo, che prescrisse a' Geti o Daci dirizzar Tempj e Cappelle in onor de' loro Ansi o Semidei e degli Eroi. Poscia patì altre Riforme, oscure tutte od ignote; ma celebre sopra ogni altra divenne, sebbene in mezzo alle tenebre più fitte, la Riforma d'Odino o Wodan, che l'armi e la Gotica predicazione diffusero prima nella Germania Orientale di Tacito e poi nella Scandinavia. Odino, sull'orme di Zamolxi, aprì all'anime de' guerrieri gli spazj eterei del suo Vahalla, in cui gustassero la voluttà di sempre uccidersi fra loro per rinascere a stragi novelle. Più atroci s'udirono i precetti di Thor, descritti dal Duca Riccardo I. e da Rodolfo d'Ivry a Dudone di San Quintino. Thor, Dio de' Geti o Goti[184], inacerbì la riforma d'Odino, e si fece adorare insieme con esso, ma in primo luogo, dai suoi Geti o Goti di Scandinavia: origini, delle quali trattai nella Storia[185], ma più copiosamente nella Tavola Cronologica[186], e che per lunga età produssero l'effetto certissimo d'essersi versato il sangue dell'uomo a torrenti. Poco dopo Dudone di San Quintino lo Scaldo Eilivo, figliuol di Godruna, compose il Poema del Thorsdrapa, ossia della Guerra de' Giganti di Thor: del quale Poema, nell'ultimo anno del secolo trascorso, il Thorlacio pubblicò alquanti versi[187].
Questa nondimeno di Thor fu l'antica Religione di Rollone. Prima di lui, Santo Ansgario d'Amburgo avea predicata la Cristiana in Isvezia, e propriamente in Birca, non lontana di Sigtuna, ove poi s'innalzò Stocolma. Egli morì nell'865; e Ramberto, suo discepolo, che ne scrisse la Vita, narra d'aver Ansgario trovato in Birca idolatra non pochi segni di civiltà e di commercio con infinite ricchezze (quod ibi essent multi negotiatores divites et abundantia totius boni atque pecunia thesaurorum multa[188]). Non so se fin da quell'anno 865 si fosse costruito in Birca il Tempio, denominato Upsal, che due secoli dopo già era famoso nel Settentrione d'Europa, secondo Adamo di Brema[189]. Questi, verso il 1080, ne trasmise alla posterità i più certi e minuti ragguagli; e già egli allora conosceva nella Scandinavia le due Provincie così della Vestrogozia come dell'Ostrogozia. Birca, dicea, s'appartiene a' Goti nel mezzo della Sveonia: »Birka est oppidum Gothorum in medio »Sveoniae[190]». In altro luogo dichiarava, che Svezia e Sveonia erano la stessa cosa: »SVEONIA vel SVEDIA[191]....»: e che l'Ostrogozia si distendea fino a Birca: »OSTROGOTHIA protenditur usque ad BYRKAM[192]». Or questa Byrka non era lontana dal Tempio Ubsola od Upsal: »Byrka est oppidum Gothorum in medio» Sveoniae, non longe a TEMPLO CELEBERRIMO..... UBSOLA[193]»; celebratissimo Tempio, che per la sua ricchezza dicevasi esser tutto d'oro (totum ex auro paratum), dove si veneravano, continua il Bremese[194], le tre statue di Thor, di Wodan od Odino e di Fricco. Il pensiero d'imprigionar gli Dei fra le pareti e d'alzar loro un simulacro sarebbe sembrato infame ad un Germano di Tacito.
La celebrità del Tempio Upsal vicino a Birca nel 1080, ed il concorso di varj popoli non Germanici per celebrarvi alla fine di ogni nove anni le loro solennità, dimostrano la sua non recente costruzione. Di non minor celebrità godeva il Tempio di Letra o Leira (Lederum) nell'Isola Danese, oggi detta Selandia. Ditmaro di Merserburgo[195] (uscì di vita nel milledieciotto) narrava, che in Letra scannavansi novanta nove uomini (ma forse il novanta che precede, sta per un errore nel testo) con altrettanti cavalli e cani e galli: orridi riti Zamolxiani; ma il periodo quinquennale dell'uccidersi, con molti strazj, gli Ambasciatori a Zamolxi s'era mutato in quello di nove anni.
Con lo stesso intervallo di nove anni, s'ammazzavano in Birca nel Tempio Upsal nove capi d'ogni animale maschio, non escluso l'uomo. Questi sono i racconti d'Adamo di Brema[196]; il quale riferisce in oltre, che gli umani cadaveri si appendevano con quelli de' cani, ludibrio a' venti ed alle pioggie, agli alberi di una sacra foresta. Il numero nove, ripetuto in Letra ed in Birca, delle vittime alla fine d'ogni nono anno, sembra da un lato essere il prodotto d'una qualche superstizione Pitagorica o Zamolxiana; e dall'altro ci chiarisce, che uno era il popolo Gotico, una la Religione di quelle due Città. Enea di Gaza, nella seconda metà del quinto secolo Cristiano si trovava in Costantinopoli, ove ascoltò che intorno alle rive del Danubio v'era tuttora un residuo di Geti Zamolxiani, da' quali s'uccidevano ancora i più nobili personaggi fra essi; ciò che si faceva, secondo il parere d'esso Enea[197], per mandarli all'immortalità. Un tal residuo di Geti o Goti, sarà stato quello, che il Toppeltin[198], Storico non antico della Transilvania, dicea viver tutt'ora in quella Provincia nel decimo settimo secolo.
Maggior prova della natura Zamolxiana e Decenaica di questa Religione passata dal Danubio nella Dacia o Dania e nella Scandinavia, mercè le susseguenti riforme d'Odino e di Thor, si trova in ciò che Adamo di Brema ci tramandò intorno al culto prestato a' Semidei ed agli Eroi da' Visigoti e dagli Ostrogoti, concorrenti a Birca nel tempio Upsal. »Colunt et DEOS EX HOMINIBUS FACTOS, quos pro ingentibus factis immortalitate donant[199]». Ecco gli Ansi o Semidei, da' quali erano usciti Gapto ed Ermanarico degli Amali, e Teodorico, Re d'Italia.
Qui non mi porrò a riparlare della natura de' Geti o Goti, amica degl'incantesimi[200]. Nel Carmide, Platone[201] parlava di quelli d'un medico Zamolxiano de' Geti: ma Giuliano Imperatore[202] beffavasi de' loro estatici susurri e delle loro arcane parole, dette all'orecchio. Anche Adamo di Brema tocca delle libazioni d'ogni sorta, che facevansi nel Tempio Upsal, delle nenie, che vi si cantavano, e della divinità che attribuivasi agli alberi, ove s'erano i cani e gli uomini appesi[203]. Frattanto, un lungo e non interrotto commercio avea congiunto i Goti di Birca e di Letra cogl'Iuti o Goti della Iutlandia, i quali nel 449 si fermarono in Cantorbery: ma questi convertironsi prima de' Goti Scandinavici al Cristianesimo. Temo pur tuttavolta, non qualche uso di segreti mormorii (obmurmurationes) e d'altre vanità non fosse rimasto presso gl'Iuti d'Inghilterra, donde poi nacquero le confuse tradizioni dell'arcano linguaggio degli Architetti Laici del 926 e de' Culdei. Certo, il Ramèc non aspettava le conseguenze, che i fatti fin qui esposti mi danno il dritto di trarre; che, cioè, lo stile ogivale tenuto da quello Scrittore per una ristorazione Anglo-Sassonica, potesse in vece attribuirsi agl'Iuti o Goti di Cantorbery, mostratori dell'arte d'edificare agli Angli ed a' Sassoni. Costoro avevano abitato fin qui ne' tugurj e nelle capanne, ma videro altresì per la prima volta in Inghilterra l'Architettura degli edificj Romani. Da un'altra parte, questi medesimi Iuti o Goti, a' quali si comandava, per precetto della Religione Zamolxiana o Decenaica, di rizzar Tempj e Cappelle a' loro Eroi, accettarono, mi rincresce il dirlo, l'uso del guidrigildo, sì vivace presso i Germani; ma ebbero un guidrigildo uguale a quello degli Anglo-Sassoni, e però non ignobile, come l'altro imposto nelle Gallie a' Romani.