Or ecco le brevi, ma efficaci, parole del Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno od Audoeno:

»In Basilica Beati Petri Apostoli Beatum Audoenum sepelierunt. Denique ipsa Ecclesia, IN QUA SANCTA MEMBRA QUIESCUNT, quadris lapidibus, MANU GOTHICA, a primo Lothario rege Francorum olim est NOBILITER constructa...... MIRO OPERE..... Pontificante Flavio Episcopo Rothomagensi»[44].

Gotica dunque, non Romana, fu la Mano che rizzò quella mirabile opera del Tempio per comandamento di Clotario I.º: Gotica, e nuova del tutto in Roano, e però incognita in tutto il Regno di Neustria, dove prevalea l'arte Romana. Se la Mano Gotica non fosse stata nuova ed incognita; perchè dunque avrebbe dovuto parlarne con tanta diligenza il Monaco, Autore della Vita di Sant'Oveno? L'essersi da questo Monaco ricordata in oltre la forma delle pietre riquadrate, poste in atto dalla Mano Gotica, ci riconduce dinanzi gli occhi le figure della Colonna Traiana, dove con pietre per l'appunto di tal forma si veggono fabbricate la Reggia di Sarmizagetusa, e l'altre città Daciche di Decebalo.

Un error grave del Surio, seguitato da molti ed anche dottissimi Scrittori, fe' credere falsamente, che questo Monaco fosse stato non diverso da Fridegodo, Monaco Inglese del 965 ed Autore non della Vita del Vescovo Sant'Oveno, ma sì di quella d'Osvino Monaco e non Vescovo Inglese. L'età del Monaco Rotomagense, non più antico dell'841, lo ravvicina più assai al secolo di Clotario I.º e della sua mirabile opera Gotica. Un Codice di San Massimino Trevirense presso il Wiltheim, parla non in generale della Mano Gotica, ma sì degli Artefici Goti, chiamati da Clotario I.º in Roano. E però il Wiltheim nel 1659 non tardò ad affermare la perpetua durata dell'Architettura Gotica: vero e necessario concetto, che dopo lui s'oscurò in quasi tutte le menti.

»Hinc, egli dice, haud dubie efficitur, habuisse Gothos........ quamquam a Chlodoveo subacti...... habuisse, inquam, GENUS AEDIFICANDI PROPRIUM[45]».

XIV.

Chi non dice oggidì, che l'Architettura Gotica sia un falso nome dato nella nostra età da noi ad un'Architettura, che surse per la prima volta nel decimo e nel duodecimo secolo? Così scrivonsi oggi tutte le Storie dell'Architettura; e tutte narrano, che allora soltanto rampollò dall'umano cervello, senza un innanzi e senza riscontri d'alcuna sorta nel passato, una particolar foggia d'edificare coll'arco acuto; la quale stoltamente attribuissi a' Goti, privi d'ogni arte loro propria e d'ogni disciplina. Ho già confessato, ed or confesso da capo, d'ignorare qual fosse l'Architettura Gotica nel 534, regnando Clotario I.º su' Franchi. E ben si può e si dee deplorare sì fatta ignoranza, ma non per essa vuolsi negare, che fuvvi l'Architettura Gotica di là dal Danubio, dond'ella venne in Ispagna e nella Gallia Gotica. Nel 548 cominciò a regnare su' Goti Atanagildo, che più d'ogni altro suo Predecessore amò l'Architettura patria Oltredanubiana, e mantenne scintillanti più che non dianzi su questo punto gli orgogli, onde testè favellai: Atanagildo, padre di Brunechilde, la famosa Regina de' Franchi. L'insigne Storico Mariana scrive, che ai suoi dì nel secolo decimo sesto sussisteano le rovine delle Gotiche fabbriche del Re Atanagildo in Portogallo vicino ad Idana, oggi Guimaraens: fabbriche simili perciò a quelle, che tutto il mondo nel secolo del Mariana chiamava Gotiche: testimonianza tanto più vera e concludente quando più elle sembravano brutte allo Storico, essendo ristucca in quella stagione l'Europa de' modi tenuti dalla Architettura Gotica dopo essersi nuovamente voltati gl'intelletti ad ammirar l'arte antica d'architettare, risorta in Italia, secondo gli esempi Greci e Romani. »In portugalia, dice il Mariana, ex sexto decimo ab urbe Guimaraens (antiquis Idania fuit) lapide, pagus EXTAT ATHANAGILDI nomine, fortassis ab hoc tempore conditus; in eo parientinae CERNUNTUR et aedificiorum fundamenta gotthicae structurae, multum a Romana elegantia degenerantis speciem repraesentantia[46]».

Brunechilde sposò nel 566 Sigeberto; Re de' Franchi d'Austrasia. Non debbo qui toccare della bellezza e delle grazie, cotanto lodate da' due Vescovi Cattolici, Venanzio Fortunato e Gregorio Turonese, di questa egregia donzella de' Goti, la quale di poi dopo le prime virtù meritò aspri e giusti rimproveri: ma i suoi più spietati nemici non le negarono la lode, ch'ella d'illustri monumenti avesse riempiuto i paesi de' Franchi, e conseguita la riputazione d'edificatrice magnanima e grande. Ignorava ella fosse Brunechilde, che San Pietro di Roano era stato costruita con Mano Gotica dal padre di suo marito? Ed aveva ella dimenticato di esser figliuola del Re Atanagildo? Colui, al quale piacesse di tener per vero un simile obblio, dovrebbe dimostrare, che la tralignante Brunechilde non avesse mai edificato in altra foggia se non alla foggia Romana.

Questa è la troppo celebre Brunechilde, che non lasciò mai di esser Gota; ed in qualità di Gota, non di Romana, la sua rinomanza riempì le carte dell'Edda e de' Nibelungen.

XV.