Clodoveo, a quei medesimi giorni, regnava nelle Gallie Settentrionali, e metteva in luce i suoi Diciassette Capitoli[38], dove per l'uccisione d'un Franco assegnavasi un guidrigildo maggiore di quel da doversi pagare per l'uccisione d'un Romano. A tal modo, i Romani si vedevano disgradati dalle lor condizioni civili, e ad un popolo ignobile se ne sovrapponeva uno, che ardiva dire di essere il solo nobile. Troppo avventurosi furono poscia i Romani delle Gallie, quando la qualità di Vescovo e d'Ecclesiastico li tolse dalla sì crudele disuguaglianza di quel Germanico rabuffo, dopo che Clodoveo si fece Cattolico nel 496, ed indi pubblicò la Legge Salica. Santo Avito perciò, Vescovo di Vienna sul Rodano, gli scrisse da quel paese de' Borgognoni, che la fede di Clodoveo era stata una vittoria dei Romani.

Clodoveo nondimeno, che usciva dai Germani di Tacito, e che riponea soltanto nell'armi l'insolenti pretensioni del suo popolo, dovè in tutto il resto riconoscere così nelle lettere come nelle scienze, e massimamente nell'Architettura, i pregi e la superiorità del popolo da lui disgradato. I franchi della Germania di Tacito non aveano recato nelle Gallie alcuna cognizione dell'arte di edificare, nè anche della calce o delle tegole.

Laonde, se Clodoveo ed i Re Franchi, suoi Successori, vollero edificare, non poterono che secondo l'arte Romana o la Visigotica. Ma Clodoveo, il quale avea cotanto depresso i Romani col minor guidrigildo, già disegnava d'assalire i Visigoti. Cercò d'inanimire l'esercito Franco, accusandoli di viltà: ingiusto rimprovero, che di mano in mano allargossi nelle bocche de' Franchi, e ne surse l'iniquo motteggio d'essere la paura una qualità propria de' Goti (Gothorum est povere). Indi essi Franchi procedettero a dar loro il nome di Cani Goti: voce, che tuttora s'ascolta nell'abbreviatura doppia di Cagot presso i Francesi d'oggidì. Non nego, che la lunga prosperità de' Visigoti gli avesse ammolliti a' giorni di Alarico II.º: ma essi pugnarono fortemente co' Franchi, e nei secoli seguenti mostrarono il coraggio antico de' Geti contro i Saracini, sollevando sopra ogni altra la gloria delle Visigotiche spade. Alarico II.º, che avea sospese o rallentate le persecuzioni Ariane contro i Cattolici, fu vinto ed ucciso da Clodoveo nel 507 in Vouglé presso Pottieri; nondimeno i Visigoti poterono gloriarsi, che in quella battaglia erano caduti, combattendo in loro difesa i più illustri fra' Romani lor sudditi, non ostante la diversità delle Religioni e la proibizione delle nozze Gentili. E però Clodoveo, a malgrado del suo motteggiar contro i Visigoti, si mostrò generoso verso quei delle Città da lui soggiogate; anzi molti di costoro vi rimasero in qualità or di Duchi, ed ora di Conti, a reggerle in nome de' Re Franchi. Ciò durò per lunga stagione fino ai giorni di Pipino e di Carlomagno; della qual cosa più innanzi si troverà più d'un esempio. Dopo la morte d'Alarico II.º, la Reggia di Tolosa fu trasportata in Ispagna.

La compenetrazione avvenuta (oggi la chiamano fusione) dei Romani delle Gallie co' Visigoti, divenuti loro Signori, non essendosi fatta punto in Italia presso gli Ostrogoti di Teodorico, io non prenderò ad esaminare le condizioni dell'Architettura Ostrogotica nella nostra Penisola. Un gran numero di Basiliche Ariane, massimamente in Ravenna, edificaronsi dagli Ostrogoti: ma costoro dovettero spesso implorare l'opera de' Visigoti, ciò che si vide soprattutto quando il Visigoto Eutarico (d'un altro ramo degli Amali) venne in Italia e sposò Amalasunta, figliuola di Teodorico: Eutarico, aspro ed implacabil nemico dei Cattolici. Mettendo perciò dall'un de' lati gli Ostrogoti, sarò contento di volgere gli sguardi solo all'Architettura Gotica Oltredanubiana de' Visigoti. Nel sesto secolo si cominciò a darle il nome generalissima di Architettura Gallica, ciò che si vedrà ben presto nelle Leggi del Re Longobardo Liutprando. L'Architettura del tutto diversa de' Romani cominciò eziandio a ricevere nella medesima età l'appellazione di Romanese, che piacque ad alcuni paragonar con la Gallica dei Druidi antichi, e soprattutto con quella del tempo di Vercingetoringe; quasi ella conservato avesse le sue particolari forme Druidiche da' tempi di Cesare fino ai tempi di Carlomagno. Non ignoro, che Avarico, città espugnata da Cesare fra' Biturigi, ove racchiuso erasi Vercingetoringe, avea le sue mura. Il vincitore senza più le chiamò Galliche[39]; costruiti con travi distese in sul suolo, e distanti due piedi fra esse: gli intervalli colmavansi con calcina e con altri materiali di pietra. Ma certamente i Romani, pel corso di cinque secoli da Cesare fino ad Ataulfo, non fabbricarono alla Druidica ed alla maniera d'Avarico le mura delle Città soggette ad essi: nè Galliche furono le mura, onde Aureliano cinse l'eterna Città: ed il Giudice Visigoto Atanarico non imparò dai Druidi l'arte d'edificare il Lungo Muro contro gli Unni. Ed è ben da maravigliare, che siavi stato non ha guari chi prese a dichiarar le parole di Cesare sulle Galliche mura d'Avarico[40], ricordando le mura di Clermonte, insigne patria d'Apollinare Sidonio nell'Alvernia Romana. Il quale verso la fine del quinto secolo, si doleva che tali mura fossero fragili ed avesser sembianza di quasi brugiate[41]; colpa o della loro costruzione, forse tumultuaria e recente, o pe' validi assalti, che il Visigoto Eurico diè alle Città degli Alverni: del che Sidonio non cessava di lamentarsi.

XII.

La vittoria di Vougle diè Tolosa ed una parte della Gallia Gotica in mano de' Franchi Cattolici. Pochi anni appresso, i Borgognoni si convertirono alla fede Cattolica: il che recò grandi mutamenti fra essi, e soprattutto nell'Architettura, la quale cessò di essere Ariana. In Settembre 517, Santo Avito di Vienna convocò in Epaona un Concilio, dove si promulgarono quarantuno Canoni. Uno di questi condannò alle battiture i Cherci, che accettato avessero l'invito ad un qualche banchetto degli Eretici; tanta era la distanza, che separava le due credenze. Più famoso riuscì l'altro Canone Trigesimo Terzo, nel quale si decretò di volersi avere in abborrimento le Basiliche degli Eretici, nè doversi elle riconciliare al culto Cattolico; potersi ciò fare solamente delle Chiese, che gli Eretici avessero tolto ai Cattolici con violenza. Di qui s'apprende qual distruzione si fosse fatta delle Basiliche Ariane nel Burgundico Regno: e quante Basiliche avessero ivi costruite gli Ariani, le quali caddero per l'esecrazione comandata dal Concilio. Così perirono in gran parte le memorie d'un'Architettura, che ingegnavasi per la spavalderia delle Sette di non somigliar punto alla Cattolica.

»Basilicas haereticorum, QUAS TANTA EXECRATIONE HABEMUS EXOSAS, ut pollutionem earum purgabilem non putemus, SANCTIS USIBUS APPLICARE DESPICIMUS. Sane quas per violentiam nostris abstulerunt, possumus revocare[42]».

Dopo la celebrazione di questo Concilio, il popolo divenuto Cattolico de' Borgognoni fu vinto nel 534 da' Franchi, ed obbedì ai Re, figliuoli di Clodoveo, ed i precetti Epaonensi propagaronsi con più vigore di tratto in tratto nelle Provincie d'Occidente, le quali venivano liberandosi dall'Arianesimo, perocchè niun'altra Eresia fu tanto possente quanto questa presso i popoli Goti, o fatti Goti come i Borgognoni: niuna ebbe tanti favori da' Re, nè alzò sì superba la testa, quasi fortunata vincitrice del Simbolo Niceno. Per lo contrario, i Goti di Spagna e della Gallia Gotica non conquistata da Clodoveo vieppiù infiammaronsi nel desiderio di segregare la Ariana loro Architettura dalla Cattolica; ed in tal modo mostraronsi vieppiù evidenti le differenze native tra l'Architettura Gotica e la Romana o Romanese.

XIII.

Parve bello nondimeno a Clotario I.º, figliuolo di Clodoveo, di additare a' suoi Franchi della Neustria gli Architettonici artifici dei nuovi suoi sudditi Visigoti della Gallia Gotica; e piacquegli di costringerne alcuni, se pur già dianzi non erano per avventura Cattolici, ad edificare, quasi un trionfo sull'Eresia, secondo le forme Visigotiche, ma secondo il Cattolico rito, una Chiesa in Rotomago, cioè in Roano, sulla destra riva della Senna. Ciò avvenne quando Flavio, il quale morì nel 534, era Vescovo Rotomagense. Allora Clotarico fece costruire un magnifico Tempio a San Pietro: lo stesso forse, che la Regina Clotilde, sua madre, nata fra i Borgognoni, avea cominciato in onor de' Dodici Apostoli. Clotilde, sebbene Cattolica, non si ricordò ella giammai delle patrie forme di architettare in Borgogna, quando edificò nel Regno de' Franchi le molte sue Chiese? Che che fosse stato di ciò, Clotario I.º, il quale avrebbe dovuto nel suo sacro Edificio di Roano servirsi della Mano Romana, si rivolse in vece alla Mano Gotica, cioè al Gotico Magistero. E rizzò in quella città il magnifico Tempio, che ancor ivi s'ammira, sebbene due volte ristorato: il Tempio, al quale s'aggiunse un ampio Monastero, e che nel secolo seguente a Clotario non più si disse di San Pietro, ma di Sant'Oveno. Così ancor oggi egli s'appella, perchè nell'anno 684 vi si riposero le ceneri di quell'illustre Vescovo Rotomagense. Vi riposarono fino all'841 allorchè i Normanni minacciarono Roano e tutta la spiaggia ulteriore della Senna. Un Monaco Rotomagense, di cui non si conosce il nome, compose la Vita di Sant'Oveno, mentre quelle ceneri vi si veneravano ancora: ma furono indi trasportate altrove dai Monaci all'approssimarsi de' Normanni, che attualmente nell'841 saccheggiarono il Tempio, privo della santa spoglia. Ulmaro, il quale scrivea nell'875, diè meritamente il nome di Geti a questi Normanni[43].