Apollinare Sidonio allora, illustre Romano delle Gallie, inviò ad Eurico, Re de' Visigoti, que' versi, che non si possono mai ripetere a bastanza, perchè meglio di qualunque altra testimonianza ci fanno comprendere il Dritto pubblico di quel secolo, e l'obbligazioni de' Goti Federati verso l'Imperio. Gli scrisse, che il Marte inquilino, cioè l'armi degli stranieri Visigoti, doveano dalle possenti rive della Garonna, ov'e' regnava, sospingersi nella qualità di Federati a difender l'Imperio e Roma ed il Tevere, ormai divenuto sì debole:
»Eorice, TUAE MANUS ROGANTUR,
Ut MARTEM VALIDUS PER INQUILINUM
Defenset tenuem Garumna Tibrim»[36].
All'udir queste sì misere preghiere, chi potrà pensare, che l'Architettura Gotica Oltredanubiana del Visigotico difensore, ora implorato sulle sue sponde trionfali della Garonna, piegatasi fosse alle forme Romane? Che l'Architettura Sui Dogmatis del fiero Principe Ariano prescelto avesse per le sue molte Chiese le sembianze abborrite delle Cattoliche? Apollinare Sidonio in altre sue Scritture deplorava, che queste Chiese fossero, per comandamento d'Eurico, divenute immonde stalle, aperte a tutti gli armenti[37].
Con tali disposizioni dell'animo, Eurico non avrebbe tratto la Visigotica spada in pro del tenue Tevere. Nè la trasse. Roma nel 475 cadde in mano degli Eruli, e l'Imperio d'Occidente finì: ma gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali, alla morte d'Attila, eransi già levati dalla servitù degli Unni, e ben presto doveano succedere agli Eruli nella Signoría d'Italia. Bastò nondimeno quella servitù perchè avesser dimenticata una gran parte delle nazionali lor discipline, sì che gli Ostrogoti riuscissero i meno civili fra tutt'i popoli di sangue Gotico. Intendo favellar qui della loro antica e particolare Getica o Gotica civiltà; non di quella, che presero ad imitare da' Greci e dai Romani, dopo la morte d'Attila, quando essi, col permesso degli Imperatori, fermaronsi nella Romana Provincia della Pannonia e vi abitarono fino a che Teodorico degli Amali, diciasettesimo discendente del Semideo Gapto, e bisnipote d'Ermanarico il Grande, non gli ebbe condotti nel Campidoglio a dominar sull'Italia, sulla Pannonia, sulla Rezia e sopra la più grande parte dell'Imperio disfatto d'Occidente.
Le sventure degli Ostrogoti al tempo dell'Unno fecero lor perdere il dritto d'esser creduti conservatori e propagatori dell'antica loro Architettura Gotica Oltredanubiana. S'invaghirono delle forme Romane dell'Architettura civile; ma nella religiosa, l'Arianesimo li tenne sempre avversi a costruire le loro Chiese alla guisa Cattolica. In quanto alle stesse forme degli edificj civili, non poterono le Gotiche rimembranze spegnersi del tutto in Italia, e con corrompere in molti modi l'essenza dell'arte Latina con la mescolanza d'un qualche Oltredanubiano piglio di fabbricare; ma oggi egli è difficile di ravvisar l'Ostrogotica traccia in Italia, ed il vanto d'aver conservate intere le memorie dell'Architettura Gotica Oltredanubiana spetta senza fallo a' Visigoti di Spagna e delle Gallie Meridionali. Quivi Alarico II.º, figliuolo d'Eurico, il Vittorioso, rendea vieppiù illustre la Reggia di Tolosa. Una sì lunga fortuna procacciò a queste Provincie delle Gallie il nome di Gallia Gotica; nome, che sopravvisse alla loro possanza, e durò fino al duodecimo secolo. Nè io da indi in qua userò altro vocabolo se non questo di Gallia Gotica, per additare tutt'i paesi posseduti già e poi perduti da' Visigoti nelle Gallie.
Teodorico portò l'armi sue nella Rezia e ne' luoghi vicini, ove si trovavano da circa un secolo stabiliti gl'Iutungi, che ho detto essere stati di Gotico sangue. In tal modo assai più si confortarono e si distesero l'Arianesimo e l'odio contro l'Architettura delle Chiese Cattoliche: l'Arianesimo, che dopo il Vescovo Ulfila s'appigliò a tutt'i popoli o Gotici o fatti Gotici. L'Alfabeto Ulfilano e la Traduzione della Bibbia regnarono senza contrasto sugli Ostrogoti d'Italia; ed anzi tutto ciò, che fin qui abbiamo di sì fatta Traduzione, o si trovò in Italia, o trasportossi dall'Italia in altre Provincie d'Europa. Tale il Codice argenteo d'Upsal; cioè la Traduzione Ulfilana de' Vangeli. Ma il Papiro di Ravenna, conservato in Napoli, è il testimonio più solenne dell'uso di quell'Alfabeto della lingua d'Ulfila presso gli Ostrogoti di Teodorico degli Amali.
XI.
Più antica era stata l'introduzione dell'idioma e della Bibbia di Ulfila nella Gallia Gotica e nella Spagna. Intanto Alarico II.º dava le Leggi del suo Breviario nel 506 a' Goti ed a' Romani dei vasti suoi Regni: ciò che gli riuscì agevole, non avendo i Goti conosciuto giammai l'uso del guidrigildo Germanico. Anche Teodorico degli Amali pubblicò in Italia il suo Editto pe' Goti e pe' Romani: ma l'uno e l'altro Re non ebbero cura maggiore se non di manifestare al mondo, che la razza Gotica era dappiù della Romana: il che fecero entrambi, tenendo ciascuno un diverso cammino. Alarico II.º inserì nel Breviario una Legge, promulgata in tempo degli orgogli Romani dagl'Imperatori, che dovessero punirsi di morte coloro, i quali contraessero matrimonio fra' Romani ed i Gentili; e per Gentili, Alarico intendea ora parlar de' suoi Visigoti: sottile artifizio a tener separate le due razze de' suoi sudditi. Nell'Editto d'Italia sì fatta Legge non si trova, ed i matrimonj si contrassero indistintamente fra' due popoli: ma Teodorico tolse l'uso dell'armi pubbliche a' Romani, lasciandolo solo agli Ostrogoti: errore immenso, che non si commise da' Visigoti. E però in Ispagna e nella Gallia Gotica, bene i Romani si congiunsero co' nuovi padroni e formarono un popolo unico, non diviso che dal solo divieto delle nozze Gentili. Sì fatta congiunzione, che che scrivesse Cassiodoro in contrario, non si fece, o fu bugiarda ed ingannatrice, in Italia.