Inutile schermo riuscì nondimeno la muraglia del Giudice Visigoto contro gli Unni, che dettero una gran volta dietro i Carpazj e lo assalirono alle spalle. Allora i Visigoti passarono il Danubio, e stabilironsi nell'Imperio Romano. Correva l'anno 375 di Gesù Cristo. Son questi que' Visigoti, che dopo varj casi Alarico de' Balti condusse nel 409 al saccheggio di Roma, beffandosi delle mura d'Aureliano. Fra tali casi, giova ricordar l'arrivo dei Protingi, venuti ad ingrossar lo stuolo de' popoli Gotici. Aveano potuto i Protingi per circa undici anni dopo il passaggio de' Visigoti schivar la rabbia degli Unni: ma finalmente furono costretti anch'essi a passare il Danubio, ed a chiedere d'essere accolti nelle Provincie Romane. S'affacciarono perciò nel 386 al gran fiume co' loro Vescovi, co' loro Monaci, vestiti di toniche nere, con le loro Vergini, che faceano l'officio di Diaconesse. Procedeano sopra magnifici e ben custoditi carri, ove si nascondevano gli eucaristici vasi: uomini e cose, che mosser la bile d'Eunapio. Ma la magnificenza e le ricchezze di questi Protingi erano di gran lunga inferiori a quelle, che lo stesso Eunapio[30] descrive de' Visigoti, quando nel 375 passarono il Danubio, con gli splendidi lor vestiti di lino e carichi di preziosi tappeti: le donne andavano adorne più pomposamente che non sembrava convenire alla presente loro sciagura, e gli stessi fanciulli de' Visigotici Pilofori non aveano deposto lo splendore d'un regio lusso.
Questi medesimi Visigoti e Protingi e simili non numerabili tribù de' Goti, dopo la presa di Roma e la morte d'Alarico de' Balti obbedirono al Re Ataulfo. Furono dall'Imperatore Onorio stanziati nelle Gallie Meridionali col titolo di Federati, già loro imposto da Costantino. Essi dappoi s'impadronirono di tutta la Spagna. È fama, che Ulfila tutti avesse finito di voltarli all'Arianesimo nel 360 per procacciar loro i favori dell'Ariano Imperatore di Bizanzio. Anche i Borgognoni, de' quali ho toccato, divennero zelanti Ariani. Qualunque sia stato il tempo, in cui abbandonarono la fede Cattolica, Ulfila non andò co' Visigoti del Re Ataulfo nelle Gallie; ma i Vescovi Selina e Sigesario, discepoli d'Ulfila e propagatori dello stesso dogma, furono quelli che vi si tragittarono con le Visigotiche tribù, e divennero lor guida e maestri e gran dottori dell'Arianesimo, portando seco la Traduzione Ulfilana delle Sante Scritture, scritta coll'Alfabeto Ulfilano. E però Santo Eugenio di Tolede, volendo nell'ottavo secolo Cristiano annoverar gli Alfabeti da lui conosciuti, parlò dell'Ebraico, dell'Attico, del Latino, del Sirio, del Caldaico, dell'Egizio, e soggiunse:
»Gulfila promisit Geticas, QUAS VIDEMUS, ULTIMAS (literas)[31]».
Dopo ciò niuno dirà, che i Visigoti da un lato ed i Borgognoni dall'altro si posarono in Ispagna e nelle Gallie in qualità di popolo Barbaro, privo di scienze, privo d'Alfabeto, privo d'Architettura: niuno dirà, che gl'Immortali di Zamolxi e di Deceneo non fossero stati abitatori delle più splendide città di là dal Danubio, e non avessero costruita una lunga e forte muraglia contro gli Unni. Qual era quest'Architettura, che i Visigoti recavano in Ispagna e nelle Gallie Meridionali dalle regioni d'Oltre il Danubio? Qual era questa Architettura, che prima fu Zamolxiana, e poi Decenaica, e poi Cattolica e poi Ariana per dieci secoli da Zamolxi fino al passaggio del Danubio nel 375? Godè forse quest'Architettura, che in dieci secoli mutossi tante volte, d'operar gli archi acuti, a' quali da noi si dà il nome d'ogive? Qui anche dirò, come già dissi del Getico Alfabeto a' tempi d'Ovidio, che nol so, e che affatto ignota m'è l'Architettura di questi dieci secoli di là dal Danubio; ma so, ch'ella vi fu, e che non fu Architettura nè Greca nè Romana; ma so, ch'ella chiamossi, qual era veramente, Architettura Gotica, prima del 375: ma so, ch'ella era così militare, come religiosa e civile.
Il Re Ataulfo, quando e' si vide giunto al colmo della possanza e della gloria nell'Occidente d'Europa, rivolse in mente d'abolir l'Imperio Romano e di chiamarlo Gozia[32]. Onorio Imperatore s'ebbe a gran ventura di sviare sì fatti disegni, dando Placidia, sua sorella, in moglie ad Ataulfo. E noi ci lasceremo persuadere, che il popolo Gotico delle Gallie Meridionali e della Spagna, deposto avesse i nazionali orgogli delle sue discipline particolari d'Oltre il Danubio? Gli orgogli del suo Alfabeto, della sua lingua e della patria sua Architettura? No, così non avvenne. A dimostrar l'impossibilità d'ogni contrario concetto, basta la ragione intima delle cose: ma gli esempj de' Visigotici orgogli non mancano, e sussistono ancora le prove Storiche della perpetua durata di quell'Architettura Gotica nelle Provincie Occidentali dell'Imperio Romano.
Anche a' Borgognoni si concedè nel 431 da' Romani quel tratto delle Gallie, che s'interpone tra Magonza, Vormazia e Spira, in qualità di Federati, che poi quivi si dissero anche Leti e Gentili. Queste furono le prime stanze Burgundiche nell'Imperio; qui cominciano con più certezza la loro Storia ed il novero de' Re loro nelle lor Leggi, le quali giunsero fino a noi; qui s'ascoltarono i Cantici Nazionali, che si credono scritti nell'idioma e coll'Alfabeto Gotico d'Ulfila[33]: e però qui si debbono, s'egli è possibile, rintracciare le più antiche memorie della loro Architettura Gotica ed Ariana. L'avventure del popolo Borgognone in Vormazia, e le sciagure da essi patite pel ferro degli Unni d'Attila, divennero un famoso argomento d'epopea, che ne' secoli meno lontani da noi piacque a' remoti nipoti de' Germani di Tacito, e che vive tuttora fra essi con la denominazione di Nibelungen.
X.
Io non istarò qui a trattar la Storia de' Visigoti delle Gallie Meridionali e della Spagna durante il quinto secolo, che fu il secolo di Attila. Ma si può egli tacere al tutto del Re Torrismondo? Nacque da quel Teodorico de' Balti, che morì combattendo fortemente nelle pianure della Marna contro l'Unno. I Catalaunici Campi furono il teatro della gloria di Teodorico: lo stesso Attila, narra Giornande[34] ammirò le pompe de' funerali di lui dopo la battaglia, ed udì senza trar fiato i mesti concenti de' Visigoti per averlo perduto. Non erano più le Cetre de' Pii. Quelle funebri magnificienze sono un riscontro certissimo degli splendori della Reggia, che i Visigoti piantato aveano in Tolosa, e de' modi signorili del loro vivere, oh! quanto diverso del vivere de' Germani di Tacito nel secolo Attilano. Il lusso de' Visigoti corruppe lentamente nella Spagna e nella Gallia Gotica i loro costumi: non andava intanto discompagnato dall'esercizio dell'arti, e massimamente d'un'Architettura diversa da quella de' Romani.
All'età d'Attila, il quale non ardì uscir dal suo campo, circondato di carri, per interrompere le canzoni de' Visigoti, vuol riferirsi quella de' due fidanzati Gualtieri o Waltario, figliuolo d'un Re d'Aquitania, e d'Ildegonda, nata da un Re de' Borgognoni. Le loro vicende furono scritte in versi da uno, che il Cronista della Novalesa chiamava un metricanoro: fondamento principalissimo delle quali è la finzione, che fossero stati ostaggi nella Reggia d'Attila. È questo il più antico tra' fin qui noti di quelli, che in più tarda età si chiamarono Romanzi: esso fu poscia inserito (chi sa se intero?) nella Cronica dalla Novalesa, e generò gravi dispute intorno alla nazione, donde uscì quel versificatore. Sia stata qualunque la patria di costui; egli è certo, che l'Eroe, promesso ad una Burgundica donzella, si dice appartenere all'Aquitania, paese lungamente signoreggiato da' Visigoti: e però il tutto si mescola col Ciclo de' popoli o Goti o divenuti Goti, colà nelle regioni dove surse in prima la Cavalleria, e dove il rispetto per la donna Cristiana giunse al grado più alto; colà dove poi risonarono i primi accenti di non volgari affetti, e s'aprirono le Corti dette d'Amore nella Gallia Gotica, quando i Goti aveano cessato d'esserne i padroni; tanto era stata profonda l'orma da essi quivi stampata. Qui anche surse la Lingua Provenzale: qui, per molte generazioni, operarono e cantarono i Trovatori.
Eurico, fratello di Torrismondo, sollevò al più alto segno di gloria le Visigotiche stirpi. E' recossi nelle mani tutt'i paesi Romani della Prima Aquitania, e nel 472 s'impadronì di Lemovico o Lemosì, oggi Limoges[35]; città, della quale dovrò più d'una volta riparlare. Indi Eurico ebbe dagl'Imperatori l'Alvernia, ed allargò la sua propria dominazione fino ad Arles ed a Marsiglia. Fu crudele persecutor de' Cattolici, fra' quali era eziandìo un qualche Goto. Un di costoro si credeva esser Vittorio; ma il Re Visigoto lo deputò al governo dell'Aquitania Prima e dell'Alvernia. Salva quest'eccezione o qualche altra, Eurico in generale odiò i Cattolici, e distrusse o guastò quanto più egli potè le loro Chiese. Altre in gran numero egli ne costruì dell'Ariano suo dogma. Più amara sorgente diversità fra l'Architettura Gotica e l'Architettura Greco-Romana sgorgò in Ispagna e nelle Gallie Meridionali da cotal differenza de' culti, e per l'odio dell'Ariano contro il Cattolico. Questa diversità fu comune anche a' Borgognoni, discacciati da Vormazia; popolo, a' quali Valentiniano III.º Imperatore concedè i riposi di Sapaudia, oggi Savoia. Essi di poi vennersi distendendo alla volta di Vienna sul Rodano e di Lione, quando l'Imperio d'Occidente vedeasi ridotto all'ultima estremità in Roma, e quando già gli Eruli d'Odoacre si disponevano ad occuparlo.