—Finalmente me ne sono liberato—pensava—Certo mi dispiace un poco l'ingannarla così, il perderla, ma sarei uno sciocco se per Maria mi lasciassi sfuggire Adriana.

Per ora, tutto mi è andato a seconda; ho il demonio dalla mia. Gabriele non immagina il tiro che gli ho giuocato e quando verrà a saperlo, sarò ben lungi da Milano con mia moglie.

Si passò una mano sulla fronte, poi le sue idee presero un altro corso.

—Perchè mi perseguita l'immagine di Maria? Eppure non l'amo ed il mio capriccio è stato soddisfatto. Bah! finirà anche lei a consolarsi ed è tanto bella, che non mancherà di trovare qualche gonzo che la sposi.

Sorrise cinicamente, mostrando sul viso tutte le malvagie passioni della sua anima: si guardò allo specchio, accese una sigaretta e preso il cappello, lasciò senza un rimpianto, un rimorso quella casa, dove aveva fatta una vittima, infranto dolcemente, con una mostruosa menzogna, un povero cuore. Salì nella prima vettura vuota che incontrò e si fece condurre al palazzo del conte Patta. Questi non si trovava in casa, ma il giovane con la famigliarità che gli era abituale, si diresse all'appartamento di Adriana.

La giovinetta era nel suo salotto da studio, allorchè la cameriera l'avvertì che il suo fidanzato chiedeva di salutarla.

Adriana represse un movimento di disgusto e rispose asciuttamente:

—Venga pure.

Diego entrò sorridente e presa la mano che la giovine gli tendeva, la portò con galanteria alle labbra.

Adriana non ebbe il più piccolo trasalimento.