CAPITOLO DUODECIMO.

Padre e figlia.

Albeggiava: nè Annetta la popolana, nè Maria avevano dormito, perchè troppo bisogno provavano di sfogare il loro cuore, dopo tanti mesi di separazione.

La guantaia uscita di carcere, trovò la popolana, che l'attendeva in una carrozza per tornarsene alla loro modesta casa, non volendo Annetta più saperne d'ospedale, dopo aver ricuperata la creatura, che era tutta la sua vita, il suo amore.

Al primo incontro, trovandosi in presenza d'altri estranei, non potendo ancora la povera donna camminare da sola, entrambe si contentarono di stringersi in un lungo amplesso, di mischiare insieme baci e lacrime.

Ma quando si trovarono finalmente sole, riunite nella camera stata testimone di tante gioie e tanta disperazione, le due donne non si contennero più… Si aprirono a vicenda l'anima, si raccontarono tutte le impressioni subite dopo la loro separazione.

—Non mi respingi da te sebbene io abbia le mani imbrattate di sangue?—mormorò Maria.

—È sangue di traditore e non disonora—rispose la popolana, che riprendeva l'ardire di una volta—io non ti ho mai biasimata, perchè al tuo posto avrei fatto lo stesso.

Maria chinava il capo.

—Sei forse pentita di averlo ucciso?—chiese Annetta.