Qualunque somma io avessi chiesta al nostro agente, credo certo che non mi sarebbe stata negata; ma in realtà era assai poco quello che per solito io dimandava. Sotto l'incubo di tali riflessioni provai per la prima volta come un secreto dolore che la mia posizione non mi lasciasse affatto libera e senza sorveglianza di sorte nell'amministrare e disporre de' miei beni. Mi entrò nell'anima un rimorso cocente del bene che non avevo fatto. Dio mi aveva dato un ricco patrimonio e non mi era mai caduto in mente di rifletterci; tanti infelici languivano, e per una timidezza che allora mi parve colpa io trascuravo di alleggerire la loro miseria. Mi piovevano sul cuore le lagrime dei poveretti che avevo vedute, e risolsi di riparare a cotesta mia crudele negligenza. Infatti, alla prima notizia che mi pervenne di non so che tremenda sciagura, vinta ogni ripugnanza chiesi ed ottenni una grossa somma di danaro, e poichè quella catastrofe era esagerata e io mi trovavo fra le mani un vistoso residuo, a scansare nel caso di qualche altra occasione l'impiccio e il rossore di una nuova domanda, lo depositai col mezzo del mio amico su d'un monte di pietà, e si convenne che il frutto del capitale fosse infrattanto impiegato a soccorrere i poveri. Correva già quasi un anno di questa nostra relazione, quando m'accorsi che il mondo cominciava a far male interpretazioni; e anche in famiglia alla cordiale amicizia di prima subentrava adesso una tal quale freddezza che mi fece sospettare della loro disapprovazione. Colla mia spensieratezza io mi era dunque attirata sul capo dei ben severi giudizj? Non per me, ma per le care persone che mi amavano, ma per lui stesso me ne dolse. Compresi che bisognava smettere e aspettavo che la cosa venisse dalla sua delicatezza; invece, come se fosse stato affatto cieco, le sue visite diventavano sempre più frequenti: feci forza a me stessa, e un dì ch'eravamo soli gli entrai di cotesto.

Egli tornò allora al suo antico progetto come quello che poteva riparare ogni cosa, e mi persuase a rimettermi alla decisione del santo uomo che già conosceva il mio cuore. Era il punto dove si voleva tirarmi, ed io misera ci venni strascinata dalla lunga insistenza e dalla prepotente volontà di quest'uomo, così come il povero fiore ch'io getto adesso nel torrente, voglia o non voglia, fra poch'istanti passerà sotto l'arco del ponte. Perchè sapevo bene qual sarebbe stata la parola del ministro di Dio che avevo promesso di consultare! Da molto tempo egli soleva considerare come un gran bene per me l'amore del giovane, e dolcemente mi consigliava a non resistere più oltre alla Provvidenza che mi offeriva nella santità del Sacramento una guida sicura agli affetti inesperti ed un amico che mi avrebbe protetta e salvata dalle memorie del mio passato che talvolta venivano così crudelmente a turbarmi. Avevo dunque risolto. Fidata nelle speranze di un incerto avvenire, donavo con quella parola il mio cuore, le dolci abitudini della famiglia e dei luoghi in cui vivevo, la libertà illimitata della mia vita e le mie più intime convinzioni. Come un albero che ha di già attecchito e che si vuole trapiantare troppo tardi, mi avevo lasciato a poco a poco scalzare tutte le radici e aspettavo peritante di andarmene nell'ignoto terreno. Ma ahimè! l'albero infelice che con tanto studio s'erano ingegnati di cavare dal suolo nativo non era stato che per lasciarlo da parte.

— Da parecchie settimane nulla io sapevo di lui. In famiglia sempre più freddi, e io bisognava di effondere l'anima travagliata da troppo gravi pensieri. Ardisco e gli scrivo. Viene una lettera studiata che schiva tutti i punti toccati dalla mia. Era malato, da più giorni guardava il letto, doveva nel dimani farsi salassare. Peraltro era cosa passeggera, e chiudeva col promettere fra giorni una visita. Dormii poche ore inquiete e sognavo di vederlo, ma era pallido e la sua mano agghiacciata come quella di un cadavere; strinse un momento la mia, poi l'abbandonava in un subito e mi volgeva le spalle, senza che valessero a richiamarlo nè le mie preghiere nè le mie lagrime. Appena giorno volli portarmi alla città, addussi non so che pretesto, ma era per sapere di lui. — Seppi più di quanto voleva. Invece del letto e del salasso era uscito per una gita ad un villaggio vicino, dove trovavasi una giovinetta, la cui mano da gran tempo egli sollecitava, appunto così come faceva con me. Gran parte della sua giovinezza egli l'aveva spesa in quelle che il mondo chiama fortune d'amore, e conosceva molto bene l'arte d'impadronirsi d'un povero cuore di donna. Quando le lagrime di taluna delle vittime gli suscitavano qualche impiccio, egli cambiava paese. Ora pareva che volesse trar profitto di questa sua scienza per iscegliersi a suo modo una sposa. Avevamo avuto la disgrazia di fissare in due la sua attuale attenzione, e a guisa di perito mercatante, dopo aver ben pesati i vantaggi di entrambe, era per lei ch'egli s'aveva finalmente deciso. Se tu sapessi il male che mi fece questa scoperta! Misera cosa il cuore umano, e ogni passo della giovinezza seminato di mille idoli fallaci che fanno insidia alla nostra frale virtù. Avrei potuto perdonargli l'incostanza; i traviamenti stessi della passione: sì! anche tradita avrei avuto lagrime per compiangerlo; ma venire a turbare la pace altrui per mero progetto, ma assumere cotesta maschera d'ipocrito affetto per niente altro che per un miserabile interesse personale!... Quando guardo alla gente che passa colaggiù su quella via lontana, o alle tante teste che vanno e vengono per la riga del ponte, e penso che fra esse può trovarsi un uomo simile, benedico quest'asilo inviolabile, dove non giugne il loro alito avvelenato. Tornai a casa coll'anima infranta. Appena smontata dalla carrozza mi dicono che lo zio mi chiamava nel suo gabinetto. Salgo le scale in fretta e lo trovo seduto dinanzi alla scrivania sulla quale stavano aperti diversi libri di conti. Il buon uomo aveva l'aspetto commosso. Si tolse gli occhiali, stette un pezzo guardandomi senza proferire sillaba, mi fece sedere a sè dappresso, mi prese la mano e dopo averla lungamente accarezzata fra le sue, scosse la testa, e,

— Non è possibile, disse, si sono ingannati, questa poverina ci vuol bene! Non è vero, figliuola mia, che tu mi ami? e ami anche la zia, anche i cugini? — A sì impensate parole un impeto di pianto mi strinse le fauci, e per tutta risposta mi portai alle labbra la benedetta sua mano paterna.

— Oh lo sapevo bene! perchè il povero vecchio non ti ha mai contristata. Ma è un affare dilicato; tocca l'onore, figliuola, ed essi pensano colla loro testa, nè io voglio farli pensare a mio modo, no! liberi tutti e liberi anch'essi. Fortuna che cotesto è un fatto che già doveva avvenire in breve allo stesso! Ecco qui il resoconto della facoltà che ti hanno lasciato i tuoi genitori. Queste cedole e questo danaro sono roba tua. La tua casa l'ho fatta ammobiliare di nuovo: troverai un appartamento che spero sarà di tuo gusto, così pure l'equipaggio e la servitù che ti aspetta. Ci ho messo la stessa premura che per i cugini, perchè già anche voi altri due io vi considero come figliuoli; ed è un buon giovane e ti farà felice, e saremo sempre amici, forse meglio così divisi che se si avesse trattato di far tutta una famiglia.

Dio! Dio mio! queste parole mi laceravano fuor di misura. Che avevo io fatto per meritarmele? Dunque adesso ch'io era abbandonata e sola a questo mondo, anch'essi mi scacciavano dalla loro casa? Che m'importava delle mie ricchezze, se non avevo più un'anima che mi amasse? Caddi a' suoi piedi e stendeva le mani tremanti ad implorare pietà. Oh! egli che aveva raccolto l'orfana, non doveva ributtarla così nel momento della sventura.... Ma il buon vecchio non m'intendeva. Partiva sempre dalla persuasione che il mio matrimonio fosse già cosa stabilita.

— No, figliuola, tu non mi hai offeso, tu non devi chiedermi perdono di nulla. Nè su te nè su persona al mondo io non mi sono mai arrogato una simile autorità: a' miei occhi essa è affatto odiosa, perchè tu eri libera e potevi liberamente scegliere, nè c'era bisogno di partecipazioni. In quanto ai cugini, essi si sono offesi pel denaro che facesti depositare sul Monte; ma passerà, e celebrate le nozze, quando sarai stabilita nella tua casa, vedrai che torneremo tutti in buona armonia.... — Allora compresi ch'era inutile ogni spiegazione, e che se anche fossi giunta a vincerlo dal lato del cuore, non sarebbe stato che a spese della sua pace domestica. Rimanermi in famiglia non era più dunque possibile: vi si opponeva la mia stessa dignità. Presi una penna e segnai la rinunzia ai cugini di tutti i miei stabili; poi inginocchiata a lui dinanzi, lo pregai della sua benedizione, perchè nel dimani io mi sarei chiusa per sempre in questo monistero. Fu inconsolabile; ma io nella notte ebbi agio di ben meditare la mia posizione, e il mio partito fu irrevocabilmente preso, nè più valsero a smuovermi nè le sue lagrime nè quelle della povera zia. Debole, malata e sola, come vivere in un villaggio per me affatto nuovo, in una casa dove non ero cresciuta e dove non avrei trovato nessuna creatura che potesse compiangere la mia sorte, e circondarmi di quelle cure affettuose di cui allora più che mai sentivo il bisogno? Qui conoscevo la buona Abbadessa, qui erano anime pure che nella loro santa carità avrebbero curato i mali di una misera sorella che si rifugiava fra le loro braccia: per non turbare il sereno della vergine loro vita non avrei potuto narrare la trista mia istoria, ma potevo io piangere dinanzi al Signore e pregare insieme con esse.

VII.

Quelle due misere nel raccontarsi reciprocamente i loro casi s'erano sentite più che mai sorelle ed amiche. La Tina teneva come un favore che l'avessero destinata a prestarsi nelle incumbenze dell'ufficio spettante a suor Maria Eletta; ed attenta ad ogni suo minimo cenno la obbediva e l'assisteva premurosa; e quando giaceva malata, vegliava al suo capezzale e ingegnavasi di usarle tutte quelle piccole attenzioni che sa pensare soltanto il cuore d'una figlia. D'altra parte la monaca s'era così affezionata alla giovane, che se la voleva sempre vicina, e non sapeva dissimulare la gioia grande che avrebbe provato, se il Signore le avesse dato l'inspirazione di assumere il velo e legarsi anch'ella indissolubilmente alla stessa vita. Persuasa che nella sua posizione questo fosse il meglio, glielo veniva dolcemente insinuando. Passarono così quattro anni all'incirca, e l'infelice affievolita dalle tante lagrime inutilmente versate oramai cominciava ad accogliere il desiderio di finalmente quietarsi in quel luogo di pace. — Era sulla fine d'aprile. Dopo alcune settimane di precoce primavera cadeva una pioggia dirotta che unita alle molte nevi disciolte nei monti ingrossava fuor di misura il torrente. L'acqua toccava i segni delle piene straordinarie. Un momento di sosta era successo, e suor Maria Eletta ne approfittò per venire al suo solito nell'orticello a contemplare quell'imponente spettacolo della natura. Aveva portato seco un suo libriccino di memorie, e posata sul parapetto vi segnava per entro alcuni suoi pensieri. Le nubi s'accavallavano minacciose, e i flutti in senso inverso gonfi e spumanti correvano rapidi a infrangersi nei massi empiendo il creato della fragorosa lor voce. Alberi sradicati, tavole e legnami passavano convoluti sotto i suoi occhi. A forza di fisare quel precipitoso fuggire della torbida fiumana le pareva che tentennassero gli edifizi della riva opposta e che si movesse perfino il ponte. In faccia alla tremenda maestà delle acque stette gran tempo assorta e come fuori di sè stessa. La sera, quando si fu ritirata nella solitudine della sua cella, dinanzi alle chiuse pupille era tuttavia il torrente che trapassava, e aveva tuttavia piene le orecchie de' suoi soniti procellosi. Alcune gocce di piova percossero nelle invetriate. Le sovvenne che aveva dimenticato lo stipo delle sue carte e che non s'era neppure avvisata di chiudere la porta del giardinetto. Prese il lumicino e discese. La notte era buia e ad intervalli piovigginava. Nell'accostarsi al parapetto le parve in mezzo al romoreggiare del torrente di discernere un grido. Stette in orecchi, ed era una voce umana che veniva dal basso ed implorava aiuto con un accento così lacerante da cavarti il cuore. Corse dalla Badessa a narrare spaventata il caso. Pochi minuti dopo per i dormitòri del convento suonava la sveglia, e le monache coi loro lumicini in mano uscivano dalle celle a dimandare che fosse, ed ansiose s'avviavano giù per le scale alla volta dell'orticello. In un istante tutta la popolazione del recinto s'era adunata in quel sito. Le tenebre cubavano impenetrabili sull'alveo, ma le grida laggiù in quel profondo continuavano. Attaccarono uno dei loro fanali ad una cordicella e la lasciarono discendere dal parapetto. Quando fu a basso, le sue quattro zone di luce, gettate sul torrente come tanti ventagli, lasciavano scorgere per lungo tratto i flutti illuminati che passavano attraverso, ma il vento che lo faceva girandolare rendeva continuamente mobile la scena, senza che l'occhio valesse in nessun punto a poterla fisare. Come rapida visione ei rischiarò una volta il molino sottoposto, e alcune monache scoprirono ch'era in parte rovesciato e che due travi del tetto apparivano sollevate in forma di croce spaventosa. Era da quel punto che veniva la voce, e il fragore delle onde pareva ivi fremere in modo più iracondo. Dopo un istante di tenebre, il fanale tornò di nuovo a rischiarare quella rovina, e allora si vide distintamente un uomo, che salito sul tetto della fabbrica già più che mezza diroccata, si teneva miseramente abbracciato a una di quelle travi, mentre a lui d'intorno mordevano i flutti, e il muro scrollato precipitava a tonfi nella corrente. Le monacelle spaurite si misero a gridare; alcune inginocchiate pregavano, altre piangevano. Ma la Badessa, assunta tutta l'autorità del suo grado,

— Presto, disse, a cercar delle funi. Voi, Teresa Felice, andate subito a prender quella del bucato; Rosa Luigia, portate del refe. Le cordicelle della chiesa, Tina!... Sgombrate il parapetto: oltre a Maria Geltrude che tiene il fanale una sola si resti, tu, Maria Eletta; e guarda attenta tutti i movimenti di quell'infelice. Qua le più giovani e pronte all'opera e con coraggio! — Intanto che si eseguivano questi diversi ordini, talune bisbigliavano tra loro, e una delle anziane si appressò alla Badessa, chiedendole qual fosse la sua intenzione. — Salvarlo, se Dio ci aiuta!... — Avverto, disse suor Maria Angela, che noi abbiamo voto di clausura, e che senza il preciso permesso del Decano della Collegiata....