Nell'attraversare il giardinetto che dava ingresso alla casa, furono percossi l'udito da un lieto cicaleccio che si univa al tramestio di molte persone, all'armeggiare dei piatti, al tintinnire delle tazze, delle posate, al suono dei violini; e tutti questi rumori all'aprirsi della porta, insieme colla luce dei doppieri, uscirono come l'ondata d'un fiume raddoppiati e fusi in un solo, atto ad intronare la testa ad un sordo. Il primo oggetto che si presentò ai loro sguardi fu la giovane contessa, che, assisa in capo alla mensa, e proprio dirimpetto all'uscio, aveva ai fianchi in due lunghe file i suoi numerosi convitati. Il suo abito nero molto accollato, sul quale arrovesciavasi una piccola cornicetta liscia annodata ad un nastro a mo' di cravatta, i suoi capegli divisi sulla fronte e lasciati cader giù semplicemente alla nazzarena, le davano un tal quale aspetto maschile, che, congiunto alla sua grande rassomiglianza col padre, fece colpo al cavaliere e lo commosse quasi alle lacrime. E li parve di vedere redivivo l'amico suo, gli parve di essere ancora a quegli anni giovanili così pieni di energico affetto, quando tante speranze sorridevano ad entrambi; ed il suo cuore già correva a quella bella creatura, che gli mosse incontro un po' confusa, un po' arrossita, ma che, sentendolo un amico di suo padre, rincuorata, se lo fece sedere dappresso e con infantile fiducia lo mise a parte dell'innocente piacere che godeva. Intanto diversi di que' contadini, messi in confusione per quella visita, s'erano alzati e tirandosi indietro lasciavano spazio al marchese, il quale, non sapendo come orizzontarsi, cambiava alcune parole col vecchio fattore. E gli diede d'occhio la contessa, e fattagli accostare una sedia lo pregò d'accomodarsi; poi rivolta ai contadini:
— Via, da bravi, disse, riprendete senza soggezione il vostro posto, che questi signori ci permettono di continuare la nostra allegria. Non è vero, soggiunse ella volgendosi al cavaliere, che non ve lo avrete a male, se, invece di condurvi subito in camera da ricevervi trattengo qui con questa buona gente; perchè.... abbiamo ancora una piccola solennità da compire?...
— Anzi ve ne ringraziamo, rispose il cavaliere. L'esser venuti qui, ad onta che vi sapevamo occupata, è stata un'indiscretezza.... chè non voleva partire senza vedervi, e voi mi perdonerete per l'amicizia che mi legava al padre vostro.... E fissò lo sguardo intenerito negli occhi di lei, che all'udire di nuovo il nome di suo padre, fatta più confidente, come all'aspetto d'una persona già da lungo tempo conosciuta ed amata, gli porse la mano, e senza altri complimenti così si mise a discorrere con lui.
— Questo pranzo autunnale è un'antica costumanza che mio padre non preteriva in disgrazia, e io ho voluto quest'anno ripristinarla. Ci ho poi fatto le mie aggiunte un po' di mio capo, che si sa, e un po' secondo i consigli del mio fattore, che è un ottimo galantuomo, e che qualche volta si pensa di approfittare, figuratevi, per fino de' miei capricci. Signor Giovanni! gridò ella, si parla di voi, capite?
— Comandi, contessina! rispose il vecchio che a quell'appellazione si alzò tosto da sedere, e venne ad ascoltare i suoi ordini.
— State, state! Io non voleva che accusarvi qui a questo signore; ma poichè vi vedo in piedi, aggiunse abbassando la voce, fate pure portare i cofani ed apparecchiatevi a compiere la cerimonia. Abbiamo, continuò ella verso il cavaliere, provveduto alcuni regalucci da dispensare a questa buona gente sul finire del pranzo, così in attestato della mia gratitudine per la loro attività nel coltivare i miei campi, per la loro buona condotta.... Il signor Giovanni poi, pretende con questo mezzo d'incoraggiare l'agricoltura, l'industria — che so io? Lasceremo che si tragga d'impiccio a suo modo, e che metta in orologio, o in cappello nuovo, o in stivali chi meglio crede. Io per me mi son riserbata di regalare due soli fra gli uomini: Pappà Gregorio, che è quel vecchio all'antica in giubba di lana bianca, bianchella, dicon essi, panciotto scarlatto.... e il giovinetto che vedete quarto laggiù in fondo da quella stessa banda.
— Quel biondo, quasi imberbe, coi capelli troncati quasi a metà della guancia e tutti da un lato?
— Sì, diss'ella, è un po' birichino, e ha mancato poco ch'io la trovassi col signor Giovanni perchè non lo voleva nel numero degl'invitati. Oh, ma il signor Giovanni! se sapeste! voleva limitarmi ai soli capi di famiglia, ai soli miei coloni; le donne poi, la non gli poteva entrare! Gli pareva una novità formidabile, quasi un sacrilegio; e mi ha tirato fuori una farraggine di ragioni, secondo lui, convincentissime. Ma dite la verità, caro signore, non fa piacere a vederle qui frammischiate ai loro mariti, ai loro figli? E dove sarebbe stata l'allegria, se in questa casa, in cui la padrona è una donna, fossero state escluse tutte quelle buone comari? Guardate la Menica come è contenta! come le brillano gli occhietti! È quella bruna colla pezzuola color di rosa colaggiù a sinistra. Povera Menica! Oh se sapeste che ottima creatura! se non temessi di annoiarvi, vorrei dirvi un bel tratto di lei.
— Io vi ascolto anzi con gran piacere, disse il cavaliere; ma giacchè vi mostrate così compiacente, vorrei prima che mi diceste, perchè, ad onta dell'opinione del signor Giovanni, avete voluto tra i vostri invitati il giovinetto che mi avete accennato!
— Perchè, diss'ella, in mezzo alle sue bizzarrie, io gli ho scoperto un bel cuore; e ora che mi son fatta del tutto campagnuola, lo voglio tra' miei amici, certa che farà giudizio e diverrà un giovine perbene. Il signor Giovanni, col suo occhio di lince e colla sua pretesa di saperle tutte, non faceva altro che dirmene continuamente plagas; ch'egli era il primo nei chiassi alle sagre, che la domenica si faceva vedere sulla piazza colla pipa in bocca, in collarino, che frequentava l'osteria, ch'era un po' baruffante, un po' manesco.... Ma io ho anche io la mia polizia; e qualche volta è una commedia, soggiunse ella sorridendo, a vedere come il signor Giovanni resta di sasso al trovarmi istrutta al pari di lui ed anche meglio; e il buon uomo non sa capire come diacine io faccia a sapere tanti pettegolezzi.