— Ci scommetto, le sussurrò il cavaliere, che il vostro capriccio di quest'anno dell'uccellata non era senza il suo perchè....
— Il fatto sta, conchiuse la contessa ridendo, che il mio fattore non ha tanta malizia.... e che io senza di lui ho saputo scoprire un tratto gentile di Ermagora che gli tengo a conto, e che a' miei occhi lo redime di molte delle sue piccole bricconate. Nell'inverno dell'anno scorso, egli ed altri nove giovinotti qui del villaggio ottennero dal fattore di far sopra di sè, ad ore perdute, un fosso in un mio podere, che era circondato da una siepe di rovi, e ch'egli ha voluto cambiare in tanti gelsi a basso fusto, e ogni sera, dopo terminati i lavori della giornata, invece di starsene al fuoco, andavano laggiù a scaldarsi lavorando tre e quattro ore a lume di luna. Intendevano con quei soldi di godersela nel carnevale, facendo una mascherata, e andando attorno coi sonatori prima per il paese, poi per i molini, e terminando, già si sa, con una bella cena. Ermagora n'era il capo: avevano già apparecchiato i vestiti, e Dio lo sa in che gloria aspettavano quel giorno! Ora suo padre nel salire una scala a mano per trar giù dal fenile non so che masserizie, cadde e si slogò un piede. Indovinate mò'! Ermagora andò subito dai compagni a dispensarsi della mascherata; e per quanto essi procurassero d'impegnarlo ad intervenire, facendogli osservare che il male non era di conseguenza, ch'essi stessi gli avrebbero ottenuto dalla famiglia il permesso, non ci fu caso. Il buon giovinotto a tutte le loro sollecitazioni rispondeva, che sapendo suo padre addolorato in letto, il cuore non gli dava di divertirsi a ballare; e poichè essi non vollero tenere la sua parte di guadagno, Ermagora la impiegò a provvedere l'occorrente per il malato. — Il Cavaliere guardò per alcuni minuti in silenzio quel giovine, poi rivolto alla Contessa:
— E la Menica? le chiese, non volevate voi narrarmi anche di lei...?
— Oh la Menica pure è una donna di cuore! sclamò la Contessa cogli occhi innumiditi. Una donna che ce ne vorrebbe per ogni famiglia l'eguale! Oltre ch'essa è una brava massaia, economa, avveduta, buona poi come un angelo, sa compatire agli altri, e nel suo poco ella ha viscere di misericordia per tutti. Quattr'anni fa, capitò qui nel paese un vagabondo, ed aveva seco la moglie vicina al parto. Chi lo mandava all'ospitale, chi si schermiva, mostrando l'impossibilità di ricoverarlo con una donna in quello stato. La Menica l'accolse, e con una carità che noi altri signori non conosciamo, cesse alla disgraziata il proprio letto, e la trattò come se fosse stata una sua sorella. Ella a questuare per la puerpera, ella a provvedere pannilini pel bambino. Filava la notte più del solito, e tante ne disse a quell'uomo, e tante ne fece, che lo persuase a rinunciare al suo brutto mestiere, e a mettersi una volta a guadagnar il pane coi propri sudori. Quando la donna fu in istato di faticare, se l'associò nelle domestiche faccende, e seppe colle sue belle maniere così adoperare col marito e coi cognati, che accondiscesero a tenerli in casa, finchè potessero altrimenti provvedersi: il signor Giovanni ha poi loro dato in affitto alcuni campi e una casuccia, ed ora, in grazia di quella buona creatura, se la campano anch'essi onoratamente colle loro fatiche.
Povera Menica! Oh se sapeste il bene ch'io le voglio! e anch'ella mi ama.... Oh sì! ad onta della differenza di condizione, di quest'ostacolo insormontabile che la sorte ha posto tra il ricco ed il povero, il suo cuore è uno dei pochi che mi han sempre e sinceramente amata.
Nei primi momenti della mia disgrazia, continuò la Contessa, lasciandosi andare ad una di quelle effusioni dell'anima, che al toccar di certe corde e alla presenza di certe persone sfuggono tanto spontanee che sono quasi inavvertite, nei primi momenti della mia disgrazia, quando, non volendo più lottare contro la guerra accanita che mi aveva rotto un mondo infame, io venni qui a rifugiarmi in questa solitudine, costretta a vedermi innanzi il volto infinto di tanti falsi amici che venivano a compassionarmi per trar materia di accrescere i miei falli.... mal compresa, denigrata, l'amore disinteressato e sincero di questa povera contadina m'era conforto! Oh se sapeste le volte le volte, che sotto il pretesto di portarmi dei fiori, o di vendermi delle uova, ella spiava che fossi sola, e veniva a guardarmi con quell'occhio pietoso con cui una madre guarda al suo povero figlioletto malato!... Ella stette un momento in silenzio, poi ripigliò:
Ho una crocetta d'oro che le voglio regalare; ma non crediate mica ch'io pretenda di premiare con ciò la bell'azione che vi ho raccontato! Questa la può compensare solo Iddio e la coscienza di averla fatta! e poi a rammemorargliela sarebbe un farla soffrire. Voglio solamente darle un ricordo di amicizia, che, per quanto ella lo possa aggradire, certo non lo porterà al collo con più affetto di quello ch'io mi poso sul cuore le prime violette dell'anno e le margheritine dei prati che la mi va talvolta regalando. — Il libero sfogo che s'era permesso, l'aveva alquanto commossa, e per ricomporsi rivolse lo sguardo ai convitati, che, finito il banchetto, stavano chiacchierando divisi in diversi gruppi: la percosse il suono di replicati — Illustrissimo sì, illustrissimo no, — di due o tre contadini, in mezzo ai quali s'era situato il Marchese, che, partito il fattore, procurava del suo meglio d'equilibrarsi in quella per lui difficile atmosfera, movendo di quando in quando alcune signorili inchieste a quelli che gli erano più dappresso. L'Ardemia, per fare un diversivo e rimettere in comune l'allegria della parola, che s'era fatta oramai troppo parziale: — Pappà Gregorio! — gridò a quel vecchio venerando ch'ella aveva dapprima indicato al Cavaliere, e sporgendo verso di lui il suo bicchiere, — via da bravo, — disse, — facciamo io e voi un brindisi a quel signore, amico di mio padre, che ha voluto colla sua visita farci più lieta questa bella giornata; e poi voglio che voi colla vostra solita schiettezza mi diciate una verità. Come ve la siete passata quest'oggi?
— Corponone! rispose il contadino, serviti e trattati come principi in compagnia della nostra padrona....
— No, no, diss'ella, io so che la mia idea di far venire al Licof anche le donne non vi garbava nè punto nè poco....
— Ah briccone di pappà Gregorio! esclamarono alcune comari. Dunque egli non ci voleva al Licof?