— E che non avete voluto a nessun patto condurre la vostra donna Lucia, continuò la contessa.

— Ma gli è fatto che le donne devono starsene a casa, mormorò il vecchio. Per altro le prometto che se un altr'anno saremo vivi, anche madonna Lucia sarà della partita, e per bacco! che se quest'anno è stato un sussurro da perdere le orecchie, colla giunta della lingua di mia moglie.... particolarmente se la è un poco brilla.... Qui fu interrotto da molti scoppi di risa: chè il facile naturale di donna Lucia era universalmente conosciuto.

— Senta, Contessa! sclamò il vecchio in modo da superare il baccano. Come al suo solito, ella ha fatto una novità, alla quale noi altri al nostro solito eravamo ritrosi, ed è finita come sempre, cioè, coll'essere più contenti di prima.

— Dunque, buon uomo, interrogò il Cavaliere, la vostra padroncina vi fa spesso delle novità?

— Ella piccioletta e giovanina, come la vede, le so dir io che ha rimestato l'intero paese, e la ce ne ha fatte di belle. Una veh! in particolare la mi ha crucciato per un pezzo! e se non fosse stato ch'ella è la figlia del mio buon padroncino, che Dio abbia in gloria! e che la gli somiglia come un pomo partito, ogni poco mi risolveva ad uscire dai suoi ceppi, e.... e faceva una grossa capponeria! Si figuri, signore, il primo anno che è venuta a star qui, ella e il signor Giovanni si sono pensati di ridur tutte le coloníe a soli venti campi dell'una! Una famiglia come la mia, che si può dire da più secoli lavora sempre lo stesso terreno, vederselo tolto quasi per metà....!

— E poi? chiese la Contessa ridendo.

— E poi.... e poi, già si sa, adesso siamo contenti! ci pareva di dover morir dalla fame, ci pareva di non aver più dove seminare le biade.... e invece quei venti campi ci danno adesso più dell'antico terreno, paghiamo il nostro affitto, e si è meno oppressi dalla fatica. In somma.... è stato bene! e quella piccola testolina lì, vale per tutte le nostre. — Intanto il signor Giovanni aveva fatto portare nel salotto una lunga tavola coperta, e ritiratosi all'uno dei capi, cogli occhiali sul naso percorreva in gran confusione uno scartafaccio di memorie, preparandosi a compiere la cerimonia secondo gli ordini ricevuti dalla Contessa. Ella lo vide, capì l'imbarazzo che gli cagionava la presenza di quei due signori, e per liberarnelo: Ecco, disse, il fattore che aspettava i miei ordini per distribuire i regali. Ma come la faccenda vuol riuscire un po' lunghetta, perchè egli ha le sue predichine e le sue raccomandazioni da fare, io darò principio, e poi, se vi piace, noi ci ritireremo nella stanza contigua. —

Il Cavaliere le prese la mano in aria affettuosa: — Io, disse, vorrei pregarvi d'una grazia. In casa N*** mi aspettano, ed ho fatto anche troppo tardi. Diman mattina assai per tempo io deggio partire, e facilmente le mie occupazioni non mi permetteranno più di rivedere cotesto paese. Mi dorrebbe le ultime ore che mi rimangono di consumarle lontano da voi.... Facciamo una cosa. Montate in carrozza, e terminiamo insieme in seno alla vostra famiglia questa bella giornata!... — Ella rimase un istante indecisa, si morse leggermente il labbro inferiore, e gettò uno sguardo involontario dalla parte del Marchese.... Il Cavaliere allora, fatto accorto, si rivolse al Marchese, e con la disinvoltura che gli era naturale, dando al discorso l'aria d'una frase di amabile galanteria, lo pregò a voler egli patrocinare la sua causa. L'altro, che da un pezzo era sulle spine, e che pensava che a casa sua non si sarebbero trovati meglio, non vedendoli ancora capitare alla conversazione, ch'ei sapeva in quella sera dover essere numerosa, e già adunata per far corte al suo ospite, non gli parve vero di potersela cavare così a buon mercato, ed insistette perchè l'Ardemia senza altre dilazioni accettasse tosto l'invito. Allora la contessa capì che non bisognava trascurare questa facile occasione di rappattumarsi co' suoi; e nel mentre che si attaccavano i cavalli, disse rapidamente alcune parole al signor Giovanni, perchè egli sostenesse le sue veci, e incominciò la distribuzione col presentare pappà Gregorio di un comodo pastrano col suo cappuccio, e colle sue maniche. — A me! disse il vecchio meravigliato.

— A voi sicuro, rispose la Contessa. Siete il più anziano de' miei dipendenti, il patriarca del villaggio, un galantuomo, e un bravo padrone di casa, che mi preme di conservare in salute per molti anni, onde gli altri imitino il vostro esempio.

E adesso, buon pappà, che i carnovali pesano, bisogna procurare di star bene riparati dal freddo. Questo pastrano, aggiunse ella battendo leggermente colla sua piccola mano sulla spalla del vecchio, state certo che vi terrà più caldo della vostra bianchetta, e quantunque nè vostro nonno nè vostro padre non lo abbiano a loro giorni costumato, voi farete a mio modo, e lo porterete particolarmente quando si va ai mercati, o in viaggio, e si sta fuori le notti. — Il vecchio dopo averlo esaminato per tutti i lati, se lo gittò sulle spalle pavoneggiandosi, e baciando con espansione di affetto la mano alla sua padroncina. — Pappà Gregorio in pastrano! esclamò. Affè che la è una grossa novità, ma alla quale sarei pure il gran babbeo se non sapessi adattarmi! — Tutti gli fecero evviva, e la Contessa infilato il suo palettò, e allacciatosi il cappellino, disse un addio cordiale ai convitati, scusandosi di non poter ella terminar la cerimonia, e in compagnia dei due ospiti montò in carrozza fra le liete acclamazioni di tutta quella gente che s'era mossa ad accompagnarla, e continuavano a benedirla anche dopo partita.