— Il pane dei morti non si può mangiare se prima non si prega.

— Ma io sono stato in chiesa, ho pregato e voglio mangiare. È diventata una cosa curiosa in questa casa. Adesso non si fa più polenta, non minestra.... Tu e la mamma non fate che continuamente piagnucolare. Ha ragione il pappà che diceva l'altra sera ch'è stufo di voi altri....

— Vien qui, ti dico! Non vedi la sedia che tentenna? Via, da bravo, aspettiamo la mamma e mangeremo insieme il pane dei morti.

In quello si sentiva la donna che discendea la scala. Mise un grido, vedendo dove s'era arrampicato quel diavoletto, lo prese in braccio, gli tolse l'uva che aveva già dispiccata, e fattili inginocchiare tutti e due, recitò adagio un Pater ed un'Ave, che essi accompagnavano con quelle loro vocine infantili. Poi diviso il manipolo dell'uva, lasciò che se la mangiassero insieme col pane. — E tu mamma, non mangi uva? chiese il più grandicello.

— No, figliuoli miei; sapete pure ch'io non ci penso.

— Ma, e questa mattina per dare a noi la polenta che ti aveva regalato la Maddalena non hai neanche fatto colazione....

— E adesso, ripigliava Menichetto, e adesso pane solo! Mangia, mamma, un po' di uva! Ti prego, almeno questo picciolo grappoletto! Guarda com'è bello, neppur un acino ammezzito!...

— Via, da bravi bambini, state quieti. Anzi per non spargere i granelli e insudiciarmi la tavola, prendete là quella panierina e andate giù nell'orto sotto la pergola; ch'io mi fermo qui per sentire se piange Vigi.

— Eh! disse allora il maggiore colla voce piena di lacrime, tu ci mandi via!... So bene io perchè! La donna non rispose, ma il fanciullo gettandosele fra le braccia:

— Ah mamma! continuò, tu vuoi fare come jer l'altro: invece di mangiare, tu ti metti qui colla testa fra le mani appoggiata sulla tavola, e piangi tanto tanto! Oh Dio mio! se fai così, tu diventi ogni giorno più pallida e finirai coll'ammalare....