— Sì! il vederci senza pane.... quelle creature che piangevano....

— Ma.... e dunque il mestiere non vi dava abbastanza da campare? Io ho sempre creduto che non vi mancasse il modo di sussistere onoratamente, perchè.... non era egli che lavorava da sarto in quasi tutte le famiglie del paese?

— Quand'io l'ho sposato, le cose andavano bene; si mise a narrar la donna allorchè si fu un poco rimessa in calma. Egli cuciva non solo a tutti quei del villaggio, ma anche a parecchie famiglie dei vicini. Non ci mancavano mai lavori. Di più, io avevo da ragazza, quando venivo per casa vostra, imparato dalle cameriere della mamma a dar qualche punto, a stirare ed azzimar la biancheria, e m'ingegnavo a guadagnarmi qualche soldo col lavare i fazzoletti di tulle alle contadine e con altri piccioli servigetti. Avevamo allora la nostra cucina ben fornita, non ci mancava niente, e nel nostro stato potevamo dirci ricchi, mentre ci avanzavano sempre un pajo di talleri. Ma un disgraziato accidente ci ha rovinati.... A poco a poco egli ha perduto tutti gli avventori....

— Ma come è stata questa faccenda? Via da brava, narrami tutto.

— Oh Dio! disse Rosa, se sapeste, quante umiliazioni ho sofferte! Sentirci trattar da ladri! Veder il mio Tita scacciato dalla compagnia degli altri fanciulli come un mariuolo...! E le donne chiacchierare dei nostri fatti! E quand'io entrava nelle loro case, guardarmi sospettose per paura che involassi qualche cosa.... Mi sono avvilita, non ho più ardito dimandar lavoro a nessuno.... Non oso più neanche lasciarmi vedere...! E tutto per uno sbaglio, per una cosa da nulla, che può succedere a qualunque galantuomo.

— E perchè non palesar subito il caso e scolparvi col dire la verità?

— Oh sì! che ci avrebbero creduto! E poi, quando noi ci siamo accorti, il danno era già fatto. Ecco come fu l'istoria. Egli aveva in costume d'uscir qualche volta con lo schioppo. A me veramente non garbava gran fatto, perchè a cagione di cotesto ei si trovava di necessità in compagnia di certi giovinastri poco di buono, o almeno sfaccendati, a cui se avesse somigliato sarei stata disperata. Sopportavo peraltro. Era così chiuso e sedentario, che un poco di svago mi pareva necessario alla sua salute. Una mattina, eravamo sul finire d'ottobre, e da parecchie settimane si lavorava giorno e notte per allestire due spose, egli stanco mi getta il sottanino che cuciva e mi dice alzandosi: Non manca che di fare il sopraggitto alle cuciture e di terminare la balzana, e per que' pochi punti già basti tu. Non ho proprio più volontà di lavorare, e a forza di star giù piegato mi duole il collo. Invece d'andarmene a giornata, esco con lo schioppo. Mi han detto che sul Nadisone ieri si son visti vari stormi d'anitre selvatiche. Voglio vedere se posso buscarti da cena. — La sera non era tornato. Mi coricai inquieta e pensando a mille malanni. Venne assai tardi e mi accorsi che aveva bevuto. Nel dimani io era ingrognata, egli pentito procurava di rabbonirmi a forza di carezze. Sai, Rosa, mi disse, ch'io non son solito a darti di questa sorte di dispiaceri, e ti prometto che sarà l'ultima volta. E voleva darmi lo schioppo, che lo chiudessi nell'armadio oppure che lo vendessi, onde non lasciarsi mai più tentare a far di simili scappate. Poveretto! sarebbe stato crudeltà privarlo di quel suo unico divertimento. Solo lo pregai a voler per amor mio sfuggire le compagnie e non gettar malamente i soldi all'osteria e star fuori, senza avvertirmi, la notte, perchè era questo che mi dava pena. È stato un puro accidente, egli allora mi disse; un accidente curioso, che voglio narrarti. Ieri mattina, quando sono uscito alla caccia, io mi tirai verso le ghiaje del Nadisone dove confluisce colla Torre, ed era affatto solo. Girava tra i saliceti ed i pioppi laggiù lungo il renajo in traccia dei maggiorini. Il sole era bellissimo e dava nelle acque che da lungi luccicavano tra i sassi. Io guardava la corrente, quando in un sito mi parve di scorgere qualche cosa di bruno, come una turba di volatili che si sciaquattassero. Pensai che fosse il selvaggiume, e messomi carpone dietro un cumulo di ghiaie mi strascinai adagio adagio così nascosto finchè credetti d'essere a tiro. Alzo un momento la testa, ed era uno stormo infinito che mi fece balzare il cuore dalla gioja. Allora lascio andare la schioppettata e salto in piedi per esser pronto coll'altra canna a dar la seconda, allorchè si fossero aggruppati alzandosi in colonna. Ma qual fu la mia sorpresa, quando, invece di levarsi a volo, li vidi fuggir tutti sparnazzati per la corrente. Capii d'averla fatta grossa, e che erano le anitre del vicino mugnaio. Mortificato mi trassi al torrente e le uccise venivano giù per l'acqua supine e co' piedi all'aria. Ne pescai cinque. Non sapeva che farmi. Portarle a casa, temeva che passando per il villaggio qualcheduno me le vedesse. Andare al molino e confessare lo sbaglio, no davvero non me ne sentiva il coraggio. La Giustina avrebbe fatto uno scalpore del diavolo, nessuno al mondo avrebbe potuto persuaderla della mia innocenza. Tu sai che donna è colei: la sola idea d'impicciarmi colla sua lingua mi faceva tremare. Sicchè, non vedendo rimedio, guadata l'acqua, le portai all'osteria di Bolzano. Ivi erano parecchi amici stati alla caccia prima di me, che annoiati di non trovar nulla s'erano messi a bere, e le abbiamo mangiate insieme. — Ahimè! invece di codesto sarebbe stato ben meglio sopportare tutte le contumelie della Giustina, e pagargliele magari un occhio del capo! O che l'oste abbia parlato, o fors'anche qualcuno degli stessi compagni, il fatto sta, che non andò guari che la cosa si riseppe. Cioè, si riseppe che mio marito aveva portato a cucinare nell'osteria di Bolzano le cinque anitre. La mugnaia che le aveva cercate per mare e per terra, e che ogni sera si fermava ore e ore sull'uscio del molino e lungo il canale a chiamarle a perdita di voce, andò sulle furie. In quell'anno, per soprassello di disgrazia, qui e colà per il paese erano spariti parecchi capi di bestiame. La Giustina non mancò di vociferare colle comari, come finalmente si sapeva dov'erano andati, e narrava a suo modo la storia delle anitre. Si cominciò a guardare sinistramente mio marito, e nelle case dove andava al lavoro lo tenevano d'occhio. I contadini, che costumano uscir tutti pe' campi alle loro faccende e lasciar la casa abbandonata, non trovavano più del loro conto servirsi di persona sospetta. Per trarsi d'impiccio barattarono sartore. Oggi una famiglia, dimani l'altra, in poco d'ora si perdette tutti gli avventori. Egli uggioso, tra per le malegrazie che riceveva, tra per le strettezze domestiche, si mise a frequentar l'osterie, credendo col vino d'assopir la passione. Ivi fece delle conoscenze.... Certi disgraziati cominciarono allora a bazzicarci per casa. Capitavano a straore, domandavano di lui, e c'era sempre qualche mistero, qualche secreto. Dio! o Dio! come fu tutto in breve cangiato. Egli, che una volta non faceva pensiero senza tosto comunicarmelo, diventato taciturno mi sfuggiva, mi trattava come una straniera, pareva che avesse paura della mia presenza. Vedendomi strillare, e i fanciulli mal nutriti, piangenti, arrabbiava e teneva certi propositi così poco cristiani ch'io ne fremeva, e piuttosto che udirli quasi desiderava se ne stesse fuori. Una volta ci portò dell'uva. Alla mia dimanda: come avuta? rispose: regalata nelle famiglie dove cuciva; ed era un anno che non dava un punto! Questi giorni passati pareva che mulinasse qualche gran cosa. Guardava accorato ai bambini, e a me disse: che se voleva morire, mio danno.... ma che le sue creature egli voleva ad ogni costo nutrirle; che il mondo era grande, e che roba ce n'era per tutti! Poi diede in iscandescenze scagliandosi contro i ricchi e profferendo bestemmie orribili che mi fanno ancora agghiacciare il sangue. Ieri l'altro, dopo l'Avemaria, vennero qui a cercare di lui due persone ch'io non aveva mai più vedute, e verso mezzanotte è partito con essi.

— E ora dov'è? chiese la Contessa con visibile sgomento.

— Di preciso non lo so.... — e Rosa tremava, e colle mani convulse strignendo quelle di lei, continuò come in atto di preghiera:

— Per amore del cielo! che nessuno al mondo lo sappia....! ma vedendo quelle facce sinistre.... quando sono andati disopra a confabulare, io era lì.... — e accennava la scala.