— O che combinazione!... sclamò la Contessa. E adesso che cosa si fa? Se non premesse.... Ma gli è che quella benedetta scrittura dev'esser fatta proprio entr'oggi. Giacchè siamo in ballo, e la notte continua ad esser bella, l'unica sarebbe di andare fino a Cividale! Che ne dici Nardo? ti spiacerebbe star fuori ancora un paio d'ore? E corsero a Cividale, dove la Contessa trovò, ci s'intende, tutto quello che desiderava; poi, invece della via percorsa, fecero un giro, e per Grupignano e per Butrio tornarono a casa, ch'era la mezzanotte. La Contessa volle che il sartore si fermasse a cena con lei. Era allegrissima, e pareva orgogliosa per quella sua gita notturna: tanto, diceva, l'avevano divertita il chiaro della luna, l'ora insolita, la solitudine dei campi e il correre affrettato dei cavalli. — Ma se non eri tu, disse rivolta al sartore, invece di godermi, mi sarei inspiritata; perchè il signor Giovanni tirava fuori certi discorsi di morti, di malandrini.... Ma dopo anch'egli s'è quietato, e abbiamo tranquillamente ciarlato di certi nostri progetti.... Anzi, a proposito, bisogna che ti faccia una domanda. In un anno, quanto a presso a poco puoi calcolar di ricavare col tuo mestiere di sartore?
— Io! rispose Nardo. Cosa vuole? si lavora a contadini....
— Pure?
— Po! a stare assidui, appena tanto da campare.
— E se trovassi chi ti desse una buona paga, avresti difficoltà ad abbandonare il mestiere?
— Ma, che cosa potrei fare in quella vece? Io non so nè leggere nè scrivere; il contadino, non ci sono avvezzo....
— E se io ti dicessi: in luogo di star lì tutto il santo giorno a cucire, prenderai in ispalla un archibugio e guarderai i miei campi; cioè, guarderai i nuovi lavori ch'io vo facendo, affinchè le bestie o i male intenzionati non me li guastino.... e ti passerò all'anno duecento fiorini?
— Sarebbe possibile? duecento fiorini? disse Nardo stupefatto.
— Accetteresti? Già, io credo che non ci sarebbe molto da fare, perchè in paese, grazie a Dio, abbiamo tutta buona gente. Fo solo per tranquillizzare il signor Giovanni, che brontola sempre per paura di veder una volta o l'altra guastati i suoi nuovi lavori.
— Oh Dio buono! disse il sartore. E posso sperare tanta fortuna? E Rosa, e i miei poveri figliuoli avranno dunque la polenta?