— Ma se tu l'ami, ed ella ti ama, mi pare che la buona occasione non occorra aspettarla.

— Ma io, Domenico, non ho che le braccia!

— Ed ella?

— Io non ho nè padre, nè madre, nè nessuno al mondo!.... Trovar un po' di stanzuccia e mettersi a vivere da sottani, sarebbe lo stesso che tradirla.... mentre quel ragazzotto qui dirimpetto potrebbe farla star bene, e condurla in una buona famiglia di contadini dove certo non le mancherebbe la polenta.

— Ma ella ama te, Valentino!... Io ti voglio bene come se tu mi fossi fratello.

— E io a te!

— Un fratello per me sarebbe una vera fortuna, perchè i miei campi avrebbero due braccia di più per lavorarli; e poi, se si maritasse, mi aggiugnerebbe un altro aiuto nella cognata, e la famiglia crescerebbe; e tu sai, che la disgrazia della mia famiglia è l'essere in pochi; e io non potrei lasciar partire la Lucia senza finire di rovinarmi. Ora, dico io, quello che non ha fatto il Signore, perchè non possiamo farlo noi? Facciamo conto, Valentino, d'essere fratelli; sposa la Lucia, vieni in casa nostra, io ti offro ciò che ti manca, la famiglia! e tu in compenso mi cavi dalla miseria. Il danaro che tu mi hai prestato io non posso restituirtelo, invece ti metto a parte di tutto quel che possiedo. Aiutami, Valentino, a mantenere i miei poveri figliuoli, ed essi un giorno aiuteranno te e ci acquisteranno il pane quando saremo vecchi; diventiamo fratelli!

— Fratelli, per la vita e per la morte! disse Valentino commosso; e si abbracciarono ratificando con tutta l'espansione del cuore questo santo progetto. Da quel giorno in poi essi si riguardarono sempre come se fossero nati dal medesimo sangue. Misero in comune tutti i loro beni e tutti i loro mali, e Dio li benedì; e così fu creata la prosperità di quella numerosa famiglia di contadini, che ora senza contrasto è una delle più agiate e delle più felici del paese.

X. LA FESTA DEI PASTORI.

Ballavano sui prati di Solleschiano. Avevano piantato il tavolato sulla sponda sinistra del torrente all'ombra dei pioppi che fanno argine alle acque. Quella vasta prateria, che a guisa di ventaglio si stende tra il Nadisone e la Torre, era tutta seminata di gente, che in ogni direzione solcandola convenivano al luogo della festa. Or capitava una carretta tirata da muli, da cui smontavano un paio di leggiadre mugnaie che aggiustandosi la gonna, il grembialino di seta, i tremoli delle trecce, a forza di gombiti si facevano largo tra la calca. Or vedevi venir su pel prato una compagnia di ragazzette che si davano braccio: correvano, e il bianco de' loro ampi fazzoletti da testa, e i vivi colori di quelli da collo te le facevano scorgere una buona pezza lontane. Da un'altra parte raccolti in brigatelle venivano i giovinotti coi cappelli guarniti di un fiore o di una penna di pavone, colle calze azzurre slacciate e un po' arrotolate intorno al collo del piede mostravano la gamba robusta velata di pelo, e pronta a slanciarsi dietro la facile armonia del Valzer. Taluni cantarellavano, e allungando il collo al disopra della folla guardavano se ancora fosse venuta la loro amorosa. Il sole tramontava placido, e attraverso quelle mille fogliuzze di pioppo allora allora sbucciate e continuamente tremolanti, mandava gli ultimi suoi raggi ad illuminare la festa e dare una tinta fantastica a quei giovani volti un po' abbronzati e fatti rossi e vivaci dalla gioia della danza. Intanto alcuni, scelto coll'occhio un siterello in disparte, aprivano un cesto od un carnierino ed apparecchiavano sull'erba una merenduccia da godersi in compagnia. Cotesto ballare che qui si fa, si chiama la Festa dei Pastori, perchè i primi ad aprirla sono i giovanetti dei due villaggi, che nei mesi antecedenti al maggio menano in comune il bestiame al pascolo per la prateria. Essi hanno il diritto di ballare gratis, e lor si dà come per mancia qualche soldo e delle uova per la merenda. L'usanza s'è allargata in modo, che quasi tutti i padri di famiglia dividono tra i loro dipendenti alcune monete a tal uopo, cosicchè di queste merenduccie qui e colà, nell'ombra dei pioppi, dietro la riva che fiancheggia la strada di Palma, per tutto il prato se ne vedeva moltissime. Qualcuno s'era ingegnato d'avvivare un piccolo focherello, e d'intorno, mentre si riscaldavano le vivande o friggevano le uova, tenendosi per le mani, danzavano improvvisando allegre villotte. Nel mezzo del prato su d'un carro stava una botte di vino, ed era un continuo andirivieni a questa spezie di mobile osteria. Fra la calca che formava cerchio a quelli che ballavano, avresti notato un gruppo che si distingueva pel bruno signorile dei vestiti, per l'alto o trincato chiacchierare e per le boccate di fumo che tratto tratto saliva in ruote azzurrognole al di sopra dei loro fini cappelli di felpa. Erano alcuni giovinotti di fresco laureati, amici del medico condotto, venuti a passar con lui quella bella giornata di primavera, e dopo il pranzo, egli li aveva menati a vedere la festa campestre, che ogni anno usano fare su questi prati nella prima domenica di maggio, giorno in cui si vieta il vago pascolo. Se la godevano, or a notare l'aria d'importanza con cui que' ben tarchiati campagnuoli andavano a parlare co' sonatori, poi a prendere le loro belle e a lanciarle in un valzer alla contadina, dove il pestare dei piedi per la capriola finale erano un ritornello inevitabile; ora adocchiavano le danzatrici, e,