— Guarda colei che si fa fresco col lembo del grembiule. Misericordia! che vezzi e che ridicole smancerie!

— Eppure, osservava un altro, cotesti villani le fanno la corte, ed è incontestabilmente una delle leonesse della festa.

— O dottore, dottore, cantarellava un mingherlino accarezzandosi le basette, anche questa sua vantata semplicità dei campi ha il suo lato ridicolo. Insomma, qui bisogna venire per conoscere quanto sia di bello reale nella poesia arcadica che or si vorrebbe tornare in moda. Se le contadine e le pastorelle fossero come ce le dipingono nei libri....

— Ma tu, interrompeva il dottore, per una che sia un po' sguaiata gridi contro tutte?

— Almeno, tornava a dir l'altro, se non si può asserire che sieno tutte brutte, concederai che questi ragazzi son di un gusto ben perverso.

— Oh! per cotesto poi nè più nè meno di voi altri ganimedi di città, che innamorati dell'amabile pallore fate tante dive di tutte le clorotiche e le tisicucce tra le vostre madamine. Almeno qui se non si sa conoscere la vera venustà ed eleganza delle forme, si apprezza la forza e la salute che pure sono doni del cielo.

— M'immagino che la tua decantata Miutte sarà anch'essa un pezzo maiuscolo sul fare di coteste passate schiattone.

— La mia Miutte, diceva il dottore, in qualunque condizione è vestita, sarebbe sempre bella, poichè i suoi lineamenti sono perfetti; capite? Bisogna vedere che profilo precisamente greco, che bellissima capigliatura, che occhi, che disinvoltura e che eleganza nel portare della persona!

— Ih! ih! tu ce la dipingi una Venere!

— Sissignori, una Venere, con questo di più, che bella com'è, ella non sa di esserlo.