Il dottore, che, se non l'aveva precisamente detto, aveva almeno lor fatto credere d'aver un mezzo appuntamento, sentiva un po' di stizza d'aver dato in falso e procurava mutar discorso. Intanto s'era fatto tardi, il tavolato si spopolava, pel prato andavano diradandosi i gruppi di gente, e udivi di lontano il canto dei già partiti. Gli amici del dottore si congedavano, e montati in un calessino gli gridavano, ridendo, buona fortuna, e qualche altra piccante e buffona parola, ch'egli accolse con un forzato sorriso. Sentivasi suo malgrado umiliato. Dopo ch'egli nel suo cuore aveva fermamente ritenuto che quella donna capitasse, e dopo averne dette tante mirabilia ai compagni e con boria giovanile dato loro ad intendere un po' di amoretto, questo non essere venuta, gli volgeva in amaro tutta l'allegria di quel giorno. Compivano all'incirca tre anni ch'egli aveva veduto per la prima volta la Miutte. Era un mercoldì di carnovale, egli veniva nel villaggio di S*** a pranzo dal cappellano suo amico, e non trovatolo in canonica, entrò nella chiesetta dov'era a celebrare ed a benedire un matrimonio. Col suo bel mazzo di fiori in mano, velata da un ampio fazzoletto di tulle ricamato e piegato a croce, da cui trasparivano le folte trecce tempestate di tremoli d'argento e rilucenti com'ebano lisciato, usciva prima la sposa. L'azzurro vivace della sua gonna di seta, l'allegra pezzuola del collo, colore di croco e picchiettata in iscarlatto, il grembialino cangiante tra il verde ed il rosso pallido, gli parevano addirsi a quella giovine creatura, che come un'alba d'estate gli compariva dinanzi in tutta la pompa del più bel giorno della sua vita. Ma quando giunta alla pila dell'acqua benedetta nel segnarsene la fronte, ella rivolse al suo sposo gli occhi umidi di pianto, e raccolta l'anima nella faccia dilicata ed ingenua, fe lampeggiare in un pudico sorriso l'interna sua contentezza ed affettuosa riconoscenza, quella fisonomia gli parve d'angelo, e gli s'impresse nel cuore a tratti indelebili. Dipoi la rivide assai di rado, chè ne' villaggi un po' discosti dalla città ed abitati da soli agricoltori, la vita delle contadine maritate è tutta di casa e di lavoro, ned egli aveva nessun decente pretesto per andarla a trovare. Fu solo due anni più tardi che essendosi ammalato il suocero di lei, egli ebbe occasione di vederla dappresso e di chiacchierare con essa qualche momento. Era spessissimo al letto dell'ammalato. Ella, riconoscente alle cure ch'ei prodigava a quel vecchio, che oramai veniva da lei riguardato come suo proprio padre, cercava di mostrare la sua gratitudine con mille attenzioni al giovane; ma non le passava neanche per la mente ch'ei potesse pensare a lei più del dovere. Le mogli dei nostri contadini sono di raro civette. Da ragazze fanno all'amore, cangiano amanti, scelgono; ma una volta maritate, la lor vita è tutta consecrata ad un solo uomo, nè credono possibile l'infedeltà. La Miutte ch'era lontanissima dal supporre nessuna mira nel dottore, trattando con lui, non usava poi neanche nessuno di quegli artifici di contegnosa virtù sì frequente nelle donne che in ogni uomo che loro usa un'attenzione veggono un seduttore. Semplice ed ingenua, ella apriva a lui i tesori della sua anima, e godeva con tutta innocenza dell'amicizia che gli veniva profferta. Quando fu guarito il vecchio, cessarono le visite del dottore, nè più si rividero, se non incontrandosi a caso, o qualche volta in chiesa alle sacre funzioni. Ma in quella prima domenica di maggio verso le undici del mattino il dottore andando a visitare un'ammalato e volendo accorciare la via attraversava un campo di frumento. Vide sul margine vicino alla siepe un fascio d'erba cavata di fresco come accennavano i papaveri e i fioralisi non ancora appassiti, e guardando lungo i solchi, scoprì la Miutte che succinta le gonne e curva tra le spiche nettava il frumento.
— Brava! diss'egli, invece d'andare a messa, voi state qui lavorando!
— Ma!... rispose ella ridendo. Gli agnelli mangiano anche in giorno di festa, e questa sera si balla sui prati....
— Voi non avete tempo di far erba, ho capito. Eh! questo ballare per voialtre donne è una gran tentazione; ed anche le più sagge mandano la predica del Piovano sul granaio del Papa, purchè avanzi tempo di divertirsi, n'è vero? Divenne rossa rossa, e, perchè egli pieno di fretta camminava a gran passi, lasciò che continuasse la sua strada. Questa era stata tutta la promessa di venire alla festa, sulla cui base egli aveva fatto credere ai compagni che una bella contadinotta lo aspettava a far un valzer; ed ora che la sua vanità era stata punita, tornava a casa di mal umore un po' stizzito e in cuor suo accusando la povera Miutte. Quando fu nella villa, vide sulla porta della casa di lei una sua cognata, fanciulla di circa sedici anni, che appoggiata all'un degli stipiti stava chiacchierando con un giovinotto, e gli venne l'idea di dimandare della Miutte.
— Caterinuccia, diss'egli, fammi un piacere, portami un po' di fuoco, chè accenda il sigaro. Ella corre a prenderlo, e mentre accendeva:
— Perchè non hai voluto ballare sui prati con quel giovinotto ch'era in mia compagnia?
— Oh! perchè, diss'ella, noi altre poverette balliamo alla buona, e con loro signori non è da mettersi.
— Ha pur ballato meco tua cognata.
— La Ghita?
— No, la Miutte.